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Kozak: “Ho sempre giocato duro. Sull’ episodio in Milan-Lazio…”

Libor Kozak, ex centravanti della Lazio, oggi gioca nella prima divisione in Repubblica Ceca. I più attenti tifosi rossoneri ricorderanno  un Milan-Lazio di Serie A terminato 0-0, il possente attaccante ceco si rese ‘protagonista’ con degli interventi brutali, spedendo fuori dal terreno di gioco gli allora difensori rossoneri Daniele Bonera e Nicola Legrottaglie (per lui, addirittura, solo pochi minuti in campo nell’unica presenza collezionata con il Milan).

Oggi Kozak è tornato a parlare di quella partita, tra i tanti temi dibattuti, in patria a ‘Bez Fràzi‘. “Ho sempre giocato duro e senza troppo rispetto. Nella mia prima stagione completa alla Lazio, mi sono messo nei guai: contro il Milan, ho mandato due giocatori all’ospedale. Prima, Bonera, che ho preso a gomitate e ha aperto la testa. Al suo posto è entrato Legrottaglie, un veterano che in un tackle è andato a testa bassa sul pallone, mentre io sono entrato con il piede. Gli ho inciso il sopracciglio sopra l’occhio. C’era sangue dappertutto. Tutta la loro squadra si è avventata su di me, sui miei compagni di squadra che cercavano di difendermi, e ne è nata una bella colluttazione”.

“Ero finita per me stesso, perché non avevo fatto nulla per fare del male a nessuno. E poi un Ibra arrabbiato mi è venuto addosso – ha ricordato Kozak su quel Milan-Lazio 2011 – . Tutti sanno che Zlatan ha la reputazione di cambiare a volte. Io sono alto, ma lui sembrava essere alto circa tre metri in quel momento. Mi ha guardato e mi ha detto: “Giovanotto, calmati“. Dopo la partita ci siamo cambiati le maglie e mi ha anche fatto i complimenti per come avevo giocato bene”.

Adriano Galliani era di parere diverso – ha concluso l’attaccante ceco -. Ha detto al giornale che dovevo andare in prigione per i miei interventi e ha richiamato gli arbitri contro di me. Ho sofferto nelle partite successive, mi è stato fischiato di tutto. Quasi tutti gli uno contro uno che ho fatto sono finiti in fallo, secondo gli arbitri. Anche se la Lazio mi difese ufficialmente, dicendo che gli arbitri avrebbero rovinato la mia carriera, i tifosi protestarono, ma fu inutile. L’influenza di Galliani era maggiore. Ho detto al telefono al mio agente che non potevo giocare e lui non ha avuto nulla da dire, perché le cose stavano proprio così. Questo è stato uno dei motivi per cui mi sono trovato meglio in Europa League e per cui alla fine volevo lasciare l’Italia“.

Redazione Il Milanista

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