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Ibra: “Mi danno del finito, ma mi caricano. Quando torno butto giù San Siro”

Ieri sera Zlatan Ibrahimovic è intervenuto sulle frequenze radiofoniche di Radio 105, durante il programma condotto da Max Brigante “Mi Casa”. Ecco le parole dello svedese

Sul libro “Adrenalina”: “Sono contento per il risultato, è una parte della mia storia. Il feedback è stato positivo. Sono felice e orgoglioso di questo. Avevo voglia di raccontare il mio presente. Quando decido di parlare, parlo. Non ho nulla da nascondere. In tutte le cose che faccio c’entra l’adrenalina. Ora che non gioco devo tirarla fuori in un altro modo. L’adrenalina è una cosa che ti fa andare avanti, caricandoti“.

Sul rapporto con gli arbitri: “All’inizio non mi controllavo, urlavo e gli attaccavo. Ora invece sono più maturo e gestisco meglio la situazione. Anche loro riconoscono il mio cambio di atteggiamento e si comportano diversamente“.

Sugli infortuni nel calcio: “Sono situazioni molto difficili. Nella mia carriera non ho avuto tanti stop. Negli ultimi anni invece mi sono fermato spesso, anche con un infortunio grave. Ma è Ibra che decide quando smettere. Tanti continuano a darmi del finito, ma mi caricano”.

Sulla Serie A: “Questo campionato mi sembra equilibrato. Chi è più forte da febbraio-marzo, vincerà. Anche perché ora iniziano le partite europee per le altre. Quando sono arrivato io, la Serie A era diversa, era piena di superstars. Mentre oggi è più collettivo. Se vincessi con questa squadra mi darebbe più soddisfazione di dieci anni fa“.

Su Galliani: “Gli voglio troppo bene. Quando ero a Barcellona non ero felice e non avevo adrenalina. Adriano mi ha chiamato e mi ha detto ‘Questa volta torni in Italia e giochi nel Milan’. È venuto a casa mia e mi ha detto ‘Non mi alzo finché non accetti’. È un gentleman, con lui e Berlusconi ero tornato felice. Le cose alla fine sono andate bene e abbiamo vinto. Quando sono andato via ero molto arrabbiato con lui, per otto mesi non ci siamo parlati. Gli ho detto ‘Vendi tutta la squadra, ma non Ibra’. Mi aveva promesso di non vendermi, poi in estate mi ha spiegato la situazione e mi hanno venduto al Psg. Non ero felice…“.

Sul ritorno in Europa: “Non dovevo tornare. Sono andato in America perché venivo da un infortunio grave. Là è andata benissimo. Mino mi ha manipolato (ride, ndr) e mi ha convinto a venire qui. Non era programmato. In Europa era tutto fermo, serviva il terremoto di Zlatan”.

Sul futuro: “Ho fiducia in tutto quello che sto facendo. Quanto andrò avanti non lo so, ma cerco sempre di andare oltre al limite. Perché essere normali quando puoi essere più forte? Vediamo per il futuro. Sono curioso per certe cose: per esempio, diventare un attore, qualcosa che mi dà adrenalina. Ma nulla sarà come il calcio. Dovrò fare la differenza. Ho tanti progetti, ma ora il mio focus è essere un calciatore. Quando torno butto giù tutto lo stadio”.

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Redazione Il Milanista

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