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Ibrahimovic: “Ora guardo il calcio da un’altra prospettiva”

L’ex calciatore rossonero Zlatan Ibrahimovic, oggi al Milan in società come Senior Advisor del gruppo Red Bird, ha recentemente rilasciato una lunga intervista al podcast su Youtube (Ne)uspjeh prvaka, nella quale ha cercato, tra le altre cose, di raccontare come è cambiata la sua vita da quando non è più un calciatore, parlando anche delle differenze tra l’aiutare la propria squadra in campo e aiutarla da fuori dal campo. Ecco un estratto:

Le parole di Ibra

“Tutto quello che ho vissuto da giocatore mi ha formato anche come uomo. Tutto ciò che ho imparato, che avevo intorno a me, la mentalità, le persone che mi circondavano, mi hanno reso quello che sono oggi. Vado avanti con quella mentalità, con quella disciplina. Tutto è il risultato di quello che ero da giocatore e degli obiettivi che ho sempre avuto, ho sempre cercato una mentalità vincente. Non è che non so perdere, ho perso e perderò ancora, ma non è nella mia natura. Devo vincere, voglio vincere e so come vincere, questo sono io. Non posso fare le cose come una persona normale, cerco di essere sempre al top, non mi accontento, non ce l’ho dentro, voglio essere diverso dagli altri e solo allora sono il migliore. La vedo così. Questo vale in tutto”.

Se ha mai pensato di fare l’allenatore in futuro:
“No. Se sei stato un giocatore di alto livello, non è la stessa cosa. Allenare è un altro mondo, ti aiuta un po’, ma molti sbagliano. Pensano che siccome sono stati grandi giocatori allora saranno grandi allenatori. Io soffro perché non posso più giocare, aiutare i miei compagni, incidere, giocare e vincere. Mi sentivo vivo, entravo in campo e uno doveva vincere. Per me perdere era difficile, ma non siamo supereroi. Se non vincevo era come se non fossi vivo.

La parte più difficile del mio lavoro è non poter aiutare giocatori, allenatori, tifosi e club sul campo. Sto imparando a farlo in un altro modo, ma è difficile perché ho vissuto quell’adrenalina per 25 anni. Sto migliorando. Se un giocatore vuole fare l’allenatore deve imparare e partire da zero. Il problema però è che non possono farlo, portano l’ego e iniziano già dal massimo livello. È l’errore più grande che si possa fare. Se inizi dal basso non ci sono le stesse conseguenze che iniziando dall’alto. Chi ti cercherà dopo guarderà i tuoi risultati.

Oggi nei grandi club non serve fare molto, tanti vedono il calcio come una scienza, ma basta scegliere undici uomini, entrare nelle loro teste, motivarli. Con quelli più piccoli è più necessario lavorare, ma troppi oggi cercano di cambiare il calcio, essere protagonisti. Gli attori principali sono i giocatori, alcuni tecnici pensano troppo, come se tutto fosse programmato. Il tecnico migliora con l’esperienza, la sua carriera non è come quella di un giocatore, c’è stress, momenti di catastrofe, ma è il risultato dell’esperienza che dimostra come sei intelligente e quanto lo sei. Tutti vogliono inventare il calcio“.

Sulla nuova vita di Ibra da dirigente rispetto a quella da calciatore:
“Sono lo stesso, solo che ora guardo il calcio da un’altra prospettiva. Non avevo risposte prima, ora capisco perché non si potevano fare certe cose. Bisogna guardare al pacchetto completo, siamo un’azienda. Per portare i giocatori serve equilibrio, sponsor, televisioni, tifosi, vendere i diritti. Tutto questo lo sto imparando ora e sono più umile. Non sono offensivo, osservo. Poi, quando si parla di calcio, sono più diretto, capisco di cosa parlo, sono due mondi differenti“.

Riccardo Focolari

Classe 1965, giornalista pubblicista dal 2015. Redattore per Cittaceleste.it, Juvenews.eu, Notiziecalciomercato.eu, Mondoudinese.it, Ilmilanista.it

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