Silvio Berlusconi e Adriano Galliani
L’ex ad rossonero Adriano Galliani, recentemente intervistato dal Corriere della Sera, ha raccontato alcuni aneddoti relativi al presidente Silvio Berlusconi e a come è nato il suo Milan. Oggi, tra l’altro, 20 febbraio, ricorre il quarantesimo anniversario dell’acquisto del club rossonero da parte di Berlusconi. Noi abbiamo selezionato alcune dichiarazioni, ecco un estratto.
“Per il Presidente, il Milan fu un atto d’amore. Lo ha comprato senza sapere quanti debiti la società avesse. D’altra parte, se il Milan fosse fallito, avrebbe perso il titolo sportivo. Io penso a Silvio Berlusconi ogni mattina al risveglio. Senza di lui, pur con gli stessi dirigenti, allenatori e campionissimi, il Milan non avrebbe mai vinto 29 trofei in 31 anni. Sono stato fortunato a essere al suo fianco: era uno straordinario motivatore. Entravo ad Arcore camminando, uscivo volando, pronto a piantare antenne sull’Everest, non a Montevecchia. Se lo dovessi paragonare a un calciatore sarebbe Pelé”.
Sulla nascita del Milan di Berlusconi e Galliani:
“Il 1° luglio del 1987, perché nella stagione precedente c’era un tecnico, Liedholm, e due stranieri, Hateley e Wilkins, che non avevamo scelto noi. Berlusconi, puntando su Sacchi che non aveva mai allenato in A, dimostrò di essere, come sempre, un visionario. La nostra avventura cominciò quando radunò al castello di Pomerio i dipendenti e affidò la mission di far diventare il Milan la prima squadra al mondo. All’epoca il campionato era dominato da due squadre, la Juve di Platini e il Napoli di Maradona. Berlusconi voleva dare un segnale forte al suo ingresso nel mondo del calcio e quando mi ha chiesto un consiglio ho risposto: ‘Dobbiamo comprare il miglior giovane dell’Atalanta, Roberto Donadoni, soffiandolo alla Juve’. […] Con quel colpo dimostrammo che al tavolo ci siamo anche noi”.
Sulla vittoria a cui Berlusconi era rimasto più legato:
“La notte della finale di Coppa dei Campioni con la Steaua. Aveva le stelline che uscivano dagli occhi. Mai più visto così felice per nessuna altra impresa. Il presidente è stato grande nelle sue quattro vite: l’edilizia, la tv, lo sport e la politica”.
Se Berlusconi seguisse il Milan anche dopo la vendita:
“Quando c’era Pioli, mi chiedeva di chiamarlo. Poi glielo passavo e lui gli contestava la costruzione dal basso e gli dava suggerimenti tecnici”.
Se Massimiliano Allegri piacesse al Presidente:
“L’ho portato ad Arcore nel 2010, il giorno della finale di Champions dell’Inter. Dopo 5’ era l’allenatore del Milan. Se io tifo per Max? Di più, abbiamo passato insieme la sera di San Valentino. Le basta?”.
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