Sul momento del Milan – “Ci si era incartati su Suso all’esterno. C’era stato anche un calo di forma evidente, poi è arrivato Ibra, la cui figura è talmente forte e tutto si basa su di lui. Si è cambiato modulo e grazie anche ad una differente condizione fisica, si è cambiato. Si poteva cambiare anche senza Ibra però“.
Sulla società – “Il problema non è il tipo di proprietà ma i cambiamenti. Per fare bene ci vuole stabilità, anche a livello di proprietà, per lungo periodo. Anche di persone che amministrano la parte tecnica. Se ogni sei mesi si cambia direzione, pur prendendo allenatori bravi, non se ne esce“.
Su Suso e Piatek – “A Suso consiglierei di cambiare squadra, l’ambiente ora è difficile e riconquistarlo è come scalare una montagna. E’ stato fischiato spesso, anche contro la Spal a partita chiusa. Per questo farebbe bene andare via. Chi lo acquista però potrebbe non fare un cattivo affare. Piatek mi è piaciuto fino ad un certo punto, non mi sembra un bomber infallibile del primo periodo al Milan. Comunque i rossoneri devono averne almeno tre di punte. La sua è una situazione più delicata e non so se riusciranno a muoverla“.
Su Romagnoli – “Non è un problema di rendimento, se si deve muovere una critica è nell’aspetto della personalità. E’ stato subito investito di un ruolo importante dalla società, non si sente che sposti gli equilibri, che la guidi quando serve la scossa. Cosa che abbiamo visto fare a Ibrahimovic“.
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