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ESCLUSIVA – Gravina: “Il 63% è una dimostrazione che stiamo lavorando bene. Marotta? Dirigente preparato e formato”

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di Luca Spigarelli 

MILANO – Il Presidente della Lega Pro, Gabriele Gravina, è il candidato numero uno alla Presidenza della FIGC. La redazione de “Il Milanista” lo ha raggiunto telefonicamente. Ecco le sue parole:

Gabriele Gravina, per ora è il candidato unico alla presidenza della FIGC e può contare un 63% che lei ha definito “granitico”:

“Sono due dati oggettivi importanti. Due punti di partenza dai quali dobbiamo prendere spunto per rilanciare un percorso di riforma del calcio italiano. L’unanimità di oggi in Assemblea è un’unanimità importante per due motivi. Il primo per l’alta partecipazione delle società, anzi l’altissima. Il consenso rivolto alla mia persona è una testimonianza di affetto ma soprattutto di fiducia nelle capacità, nelle qualità e soprattutto la speranza di portare qualche vantaggio alla Lega Pro e a tutto il sistema calcio. Il 63% è un altro elemento importante, una dimostrazione che c’è un gruppo che da mesi sta lavorando in questo progetto e quindi si va avanti su questa strada”

Per vincere le elezioni del 22 ottobre manca ancora un 12%. Questi voti verranno cercati tra i club di Serie A e Serie B? 

“Non solo A e B: è anche l’Associazione dei Calciatori. Sono tre componenti importanti e noi non possiamo essere insensibili anche alle loro esigenze. Non sappiamo se ci sarà un’unica candidatura o se ci saranno più candidati: aspettiamo lunedì e ne sapremo sicuramente di più”.

Come possibile candidato è uscito il nome di Moratti, l’ultimo presidente in Italia ad aver vinto la Champions League. Un suo commento sulla candidatura del suo possibile avversario?

Massimo Moratti è una persona straordinariamente perbene che tutti conosciamo: non lo devo scoprire io. Politicamente non spetta a me esprimere giudizi. Noi partiamo da un 63%. La competizione è una competizione aperta e, credo che se Moratti, o una Lega o una componente, deciderà di presentare la sua candidatura credo che sia un’altra importante espressione del principio della democrazia sapendo che i numeri, alla fine, daranno ragione a uno all’altro“.

Marotta può dare qualcosa al Club Italia? 

“Il profilo del dirigente è un profilo per noi altamente significativo, non potevo e non posso rimanere insensibile alla partecipazione di un dirigenti così preparato e formato come Beppe Marotta. E’ chiaro, quindi, che mi farebbe enormemente piacere. Per fare questo ci vogliono delle riflessioni che dobbiamo fare al nostro interno e  poi ci vuole anche la disponibilità del diretto interessato”

Quali sono i punti fondamentali del suo programma?

“Sono diversi: innanzitutto c’è un minino comune denominatore che si chiama sostenibilità. Il nostro è un mondo che soffre e deve ricercare la sostenibilità in senso ampio con asset fondamentali: infrastrutture e settori giovanili. Per fare questo dobbiamo avere certezza nel valore della competizione sportiva: da qui un miglioramento dei controlli gestionali e di iscrizione ai campionati, soprattutto sulle governance delle società. Poi altro punto del mio programma, la riforma alla giustizia sportiva per le criticità che ha dimostrato quest’estate e non solo. Poi ci sono dimensioni organizzative, dimensioni per il Club Italia, dimensioni della fase etica, una legata allo sviluppo del brand  del marchio Italia. Ce ne sono diverse: un progetto molto articolato, che richiede impegni. Le idee non ci mancano e la voglia di fare bene neanche”.

Nel suo programma è prevista una riforma della Serie A con una riduzione del numero di squadre? 

“No. Non credo proprio. Non è prevista. Almeno per quanto mi riguarda no. Però c’è una golden share (istituto che mira a tutelare l’interesse della collettività in quelle società che si occupano di settori di rilevante importanza n.d.r.) che rispetta la A. Ogni componente potrà decidere la sua capacità di sapersi riformare o autoriformare”

Nelle ultime elezioni ha avuto un rapporto “burrascoso” con Lotito. A oggi com’è il rapporto con il Presidente della Lazio ed ex consigliere federale?

“I rapporti non  sono ottimi. Non c’è uno scontro personale, anche se è così che vuole apparire. Quello che ci differenzia è un approccio culturale: abbiamo due modi diversi di intendere le riforme come applicazione. Ciascuno di noi ha il suo modo o se preferite il suo stile ad approcciare i problemi. Ritengo, però, che la storia in questo momento non gli dia ragione perché, al di là di tutto, tutto ciò che era stato considerato come opportunità oggi non si è verificato. Queste differenze ci sono, ma in fondo abbiamo in comune la voglia di far bene nell’interesse del calcio”.

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Redazione Il Milanista

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