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Castillejo: “Ho avuto poco spazio ma posso dare di più. Ho sempre seguito il Milan” E sulla Champions…

MILANO – Lo spagnolo Samuel Castillejo è stato intervistato da DAZN, ai quali ha parlato dei suoi primi mesi in rossonero e di quanto può migliorare. Ecco le sue parole.

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Sul primo contatto con il mondo Milan: “Conservo ancora oggi una foto di quando avevo 12 anni. Sono andato a visitare lo spogliatoio del Milan prima di una partita. Ero seduto sul tavolo nella stanza dove ora ci cambiamo. Poi anche una in Duomo con la bandiera del Milan“.

Sui primi ricordi del Milan: “Giocatori come Maldini, Gattuso. Quella era una squadra che aveva vinto tutto. Ero piccolo, amavo il calcio e il Milan è una squadra che ho sempre seguito. Ho visto un Milan-Torino che finì 0-0 con rigore sbagliato da Gilardino. Ricordo tutto in modo bellissimo, lo stadio era impressionate e i tifosi incredibili per come sostenevano la squadra. Sono ricordi indimenticabili“.

Sui primi mesi al Milan: “Di sicuro non ho avuto molto spazio per mettermi in mostra in campionato, ma chiaro, posso dare di più. Per questo mi hanno comprato, Leonardo ha avuto fiducia in me e voglio ripagarlo”.

Se non si è ancora visto il miglior Castillejo:E’ chiaro: quello di cui ha bisogno un giovane è la continuità, è giocare, è sentirsi in fiducia e vedere che le cose ti riescono e che alla fine il calcio che hai dentro viene fuori. Tutto questo deve ancora succedere e c’è tanto di me da vedere ancora”.

Sul video con il prete che gli chiede di non lasciare il Villarreal: “Si parlava della mia cessione al Milan, al parroco piacevo tanto per come giocavo, mi ha detto di non andare. Qualcuno stava riprendendo la messa e lui ha anticipato il trasferimento. L’ha ufficializzato, non si sapeva ancora al 100% ma era tutto quasi definito e alla fine l’ha chiusa lui”.

Sul nuovo tatuaggio:Mi sono tatuato il numero 7, quello che adesso porto sulla maglia. Mi sono tatuato tutti i numeri con cui ho giocato e così ho voluto fare anche con il 7

Su cosa prenderebbe da numeri 7 del Milan come Robinho, Pato e Shevchenko: “Da Robinho il dribbling, un giocatore fantastico nell’uno contro uno, da piccolo lo ammiravo tanto. Pato l’ho avuto come compagno, è incredibile il mondo in cui colpiva il pallone e la velocità che aveva. E poi è una gran persona. Shevchenko invece, aveva tutto. Ha vinto il Pallone d’Oro, ha vinto tutto con il Milan, un punto di riferimento per i tifosi. E’ evidente che lui avesse tutto”.

In quale aspetto deve migliorare secondo Gattuso: “In tutto, mi dice in tutto. Scherza molto con me, è un allenatore molto vicino ai giocatori e la cosa alla fine ti aiuta. Parla con tutti, grida con tutti. E’ un allenatore sempre attivo e alla fine ti costringe a stare sempre sveglio, sul pezzo, mai fermo. E tutto questo aiuta noi giocatori”.

Sul perchè il Milan potrà farcela ad andare in Champions:Sicuramente sì, perchè siamo una squadra con una mentalità vincente, con giocatori forti, siamo un gruppo molto unito. Siamo una famiglia grazie al mister: è quello che ho ascoltato da lui sin dal primo giorno. E, alla fine, le squadre compatte e le grandi famiglie ottengono risultati“.

 

 

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Redazione Il Milanista

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