Ordine: “Cambi in panchina? Ci vuole continuità”

Franco Ordine ha parlato a Il Giornale.

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Ecco le sue parole: “Un tempo lo avrebbero titolato così: il valzer delle panchine. E magari alla fine del mercato sarebbero poi stati due o tre gli allenatori nuovi di pacca. Questa volta più che un valzer è una specie di terremoto che colpisce mezza serie A, quelli che vincono (Juve) e quelli che lasciano sul prato il triplete di eliminazioni (Inter), quelli che inseguono invano la Champions (Milan e Roma) e quelli che aspettano la finale di coppa Italia (Lazio). Persino chi ha garantito un torneo dignitoso (Giampaolo alla Samp) ha deciso di farsi da parte. In questo scenario insistono un paio di eccezioni virtuose: una è il Napoli di De Laurentiis perché il rapporto con Ancelotti, a dispetto dei risultati e dei tumulti dei curvaioli, è solidissimo, l’altra è l’Atalanta perché il lavoro di Gasperini scomoda impegnativi paragoni con l’Ajax. Il fenomeno non è nuovo e questa volta ha motivazioni diverse da quelle classiche. Per esempio a Torino gli ossessionati dalla Champions che continuano a invocare il bel gioco dopo 5 scudetti e 4 coppe Italia appuntati sul petto di Allegri. A Milano il digiuno di successi e di scalate alla classifica, ha provocato una sorta di strage degli innocenti. Basti pensare a quanti allenatori han cambiato ad Appiano Gentile dall’ultimo dell’era Moratti (Mazzarri) al terzo del ciclo Suning (Spalletti appunto) per cogliere come l’ansia da prestazione abbia bruciato un bel tot di professionisti. Identica scena in quel di Milanello dove da Seedorf (ultimo periodo di Berlusconi) a Gattuso (primo della stagione Elliott), appena rimesso in sella da Scaroni con Leonardo e Maldini, nessuno che sia riuscito a soddisfare estetica e risultato. Solo Rino, dovesse centrare il 4° posto, meriterebbe applausi. Descritta la sindrome, è facile capire la strategia dei club: non riuscendo a colmare la distanza chilometrica dalla Juve con i suoi ricavi, e avendo i lacci del FFP agli investimenti scriteriati, se la cavano con il cambio degli allenatori. L’esperienza insegna invece che i grandi successi, da Torino a Milano, fino a Roma e con qualche puntata a Napoli, sono stati realizzati con la continuità di allenatori”

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Redazione Il Milanista

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