CESARE MALDINI
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MILANO – Intervenuto ai microfono de “Il Corriere della sera”, José Altafini ha voluto ricordare a suo modo Cesare Maldini, scomparso ieri. “Sono triste, tristissimo, senza parole. Cesare è stato mio compagno di squadra per sette anni e mio splendido capitano ma lo piango soprattutto come un grande amico. Se ne va un pezzo della mia vita. Non me l’aspettavo proprio, ci vedevamo spesso a San Siro quando giocava il Milan, ma da un po’ di tempo lo avevo perso di vista. Non sapevo che fosse malato, lui è sempre stato un signore ed è uscito di scena in silenzio. La Coppa dei Campioni alzata da Cesare nel 1963? Se lo meritò più di chiunque altro. È vero che tutta la squadra ha contribuito a quel trionfo, e anch’io con quella doppietta e con i 14 gol realizzati in una sola edizione, che rappresentano ancora il record assoluto del torneo. Ma Cesare fu il protagonista. Lui era il vero allenatore in campo di quel Milan e Nereo Rocco ne era consapevole. Se non fosse stato per lui forse quella finale non l’avremmo vinta. Il Benfica aveva preso in mano la partita ed Eusebio faceva quello che voleva, marcato in maniera troppo leggera dal nostro Benitez. Maldini urlava a Rocco di cambiare le disposizioni difensive ma c’era troppa confusione e l’allenatore non lo sentiva. Così Cesare prese in mano la situazione e cambiò di testa sua, costringendo Trapattoni a marcare a uomo Eusebio, che da quel momento si ridimensionò consentendo la nostra rimonta nel secondo tempo”.
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