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Agresti: “Il Milan di Conceiçao continua a essere una squadra illogica”

Stefano Agresti ha parlato a LaGazzetta dello Sport in merito alla vittoria di sabato del Milan sul campo del Lecce:

Il Milan di Conceiçao è una squadra strana: funziona solo quando è disperato, o giù di lì. Con il portoghese in panchina i rossoneri hanno vinto nove partite – nove su diciotto – e ben cinque di questi successi, più della metà, li hanno ottenuti in rimonta. Non solo: in due occasioni su cinque hanno recuperato partendo addirittura da due gol di svantaggio, nella finale della Supercoppa contro l’Inter e ieri a Lecce. Hanno invece recuperato solo – si fa per dire – un gol nella semifinale di Riad contro la Juve e in campionato a Como e contro il Parma. Insomma: attenti a prendere a schiaffi Conceiçao e il suo Milan, la reazione potrebbe essere terribile. Ma siamo sicuri che queste continue rimonte, per quanto riuscite, abbiano solo aspetti positivi? Non proprio. Certo, indicano che nelle difficoltà i rossoneri si esaltano, hanno capacità di reazione, non mollano. Ma come è possibile che vadano così spesso in svantaggio? Con Conceiçao è successo dieci volte su diciotto. È solo una questione di testa, di concentrazione, di approccio sbagliato oppure ci sono anche altri motivi, ad esempio tattici?

Perché la sensazione, anche a Lecce, è stata questa: quando la gara esce dai binari della normalità e diventa una specie di corrida, un assalto all’arma bianca senza regole, equilibri e movimenti da rispettare, allora il Milan ne viene fuori spesso con la vittoria. Se invece la partita non è una battaglia, ma appunto una partita, la squadra di Conceiçao è quasi sempre in difficoltà. Il Milan di Conceiçao continua a essere una squadra illogica e probabilmente è per questo che i dirigenti rossoneri, per la prossima stagione, stanno pensando anche ad Allegri. Il pragmatismo di Max andrebbe a sostituire la frivolezza tattica di Sergio, apparsa eccessiva in questi suoi mesi italiani. Ma non è lui l’unico candidato alla panchina. Piace molto pure Fabregas, tra gli altri, a conferma di quanta incertezza ci sia nella società. Si va da un esperto e vincente (perché Allegri indiscutibilmente lo è) a un giovane brillante; dalla concretezza alle bollicine; da chi è abituato a gestire i campioni a chi un campione lo è stato fino a pochi anni fa. In questa fase è importante che il Milan faccia chiarezza innanzitutto al proprio interno, scelga una linea e poi la segua e la difenda. Non com’è accaduto in questa travagliata stagione. Una stagione che deve diventare un modello, un esempio per il futuro: ecco cosa non dobbiamo fare se vogliamo ricostruire un Milan degno della sua storia”.

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Stefania Palminteri

Classe 1969, giornalista pubblicista dal 2018. Redattore per Cittaceleste.it, Juvenews.eu, Notiziecalciomercato.eu, Mondoudinese.it, Ilmilanista.it

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