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Zaccheroni: “Una bestemmia non aver mai dato il pallone d’oro a Ibra, su Rangnick…”

Milan, parla Zaccheroni

MILANO Alberto Zaccheroni, ex allenatore del Milan, si è così espresso a MilanNews.it su alcuni temi legati all’attualità rossonera: “Io sono sempre quello che ha professato che il non aver dato il pallone d’oro a Ibrahimovic è una bestemmia. Ibra ha vinto 11-12 campionati di fila e nessun giocatore ha fatto la differenza che ha fatto lo svedese nella sua carriera. Ha un impatto determinante e una classe sconfinata che abbina a tempi di gioco perfetti, insomma ha tutto. Non so perchè è sempre stato considerato meno di Cristiano Ronaldo e di Messi perchè Ibrahimovic ha sempre spostato gli equilibri come loro due. Non so neanche se i due abbiano vinto i campionati che ha ottenuto lui nella sua carriera. Chi è che vinceva il campionato? La squadra che lo ingaggiava, arrivava prima”

SU RANGNICK: “No, non credo che Rangnick possa trovare difficoltà; ci si deve solo abituare perchè se funziona all’estero non vedo perchè non possa funzionare in Italia, anche perchè adesso è cambiata la figura della proprietà. Prima c’era la dirigenza che non gestiva la società a fine di lucro ma per un valore affettivo e quindi prendeva determinate figure a gestire il club. Gli investitori invece hanno una visione diversa e quindi scelgono determinati dirigenti che conoscano bene il calcio. Mi sembra anche giusta la scelta di lasciare all’allenatore la scelta dei giocatori. Io mi ricordo che per parecchi anni io facevo l’ultimo allenamento al venerdì, lasciavo il sabato libero e andavo a vedere la formazione Primavera per scegliermi i giocatori da portare su l’anno successivo. Davo poi indicazioni alla proprietà o al presidente sui giocatori che mi interessavano ma non andavo a fare trattative o a parlare con gli altri dirigenti. In prevalenza chiedevo giocatori in prospettiva per farlo crescere e farne godere i frutti alla squadra per anni e per poi eventualmente rivenderlo. Mi ricordo ad esempio ad Udine dove si valorizzavano i giocatori e poi si vendevano mantenendo sempre lo stesso livello e compiendo una crescita graduale. Come? Mantenendo l’ossatura generale, questa è la cosa importante e anche se vanno via tre/quattro giocatori il clima era sempre lo stesso e chi arrivava sapeva già cosa fare”. CLICCA QUI>Intanto, ecco tutte le principali notizie dal mondo Milan in aggiornamento live

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Redazione Il Milanista

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