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Seedorf: “Scudetto, Milan alla pari dell’Inter. Che spirito in squadra”

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Clarence Seedorf, ex centrocampista del Milan, ha parlato in esclusiva al ‘Corriere dello Sport‘ oggi in edicola. Ecco alcune delle sue dichiarazioni.

Su Carlo Ancelotti: «Sa rendere semplici le cose difficili sia tatticamente sia nella preparazione della squadra. Per otto anni nelle nostre vene è scorso lo stesso sangue e insieme siamo arrivati sul tetto del mondo. La concretezza ha sempre contraddistinto le squadre di Carlo: il suo è un calcio fatto di scelte tattiche semplici ed efficaci, di cuore, testa e grande spazio concesso alle individualità. Anche il Real nella parte della stagione in cui era meno in forma ha mostrato proprio testa e cuore. E’ stato sempre una squadra “vera”, come il Milan della seconda Champions vinta. Noi avevamo qualità, ma soprattutto eravamo un gruppo unito, con stimoli e un tecnico eccezionale».

Sul record di Ancelotti, unico allenatore ad aver vinto nei Top 5 campionati europei: «E’ un record che non so se sarà mai eguagliato. E’ un allenatore perfetto per le grandi, un tecnico di valore che ha pochi eguali».

Sul perché le italiane, da anni, faticano in Champions League: «Le responsabilità non sono delle vostre squadre, ma del Governo italiano. Perché i club tornino a essere competitivi, bisogna sbloccare il discorso degli stadi, permettere loro di costruire impianti di proprietà senza dover attendere anni per avere le autorizzazioni. I sindaci che continuano a non decidere fanno un danno ai tifosi, alle società e alle proprie città. L’Italia dal punto di vista degli stadi è uno dei pochi Paesi in Europa che non si è modernizzato e, senza gli introiti che un nuovo impianto garantisce, non intendo i biglietti, è un miracolo che le italiane abbiano una presenza importante in Europa».

Su chi, tra le italiane, deve avere più rammarichi in Champions League: «Molti direbbero la Juventus, che è stata eliminata dal Villarreal, o il Milan, che non ha superato la fase a gironi. Io invece la penso in maniera diversa: negli ultimi sette anni la Juventus ha fatto il massimo raggiungendo due volte la finale, mentre il Milan partendo dalla quarta urna ha lottato fino all’ultima giornata. Senza dei correttivi al sistema calcio, i risultati delle italiane in Champions saranno sempre più o meno questi. Di conseguenza, per il Paese vuol dire meno visibilità a livello mondiale e anche meno turismo. È possibile che Manchester diventi più importante di Milano?».

Sulla Serie A avvincente: «Me l’aspettavo e a inizio stagione avevo detto che sarebbe stato un torneo più competitivo rispetto al passato, con più squadre in corsa per titolo. Credevo che Juventus e Napoli sarebbero restate “attaccate” alle milanesi ancora di più, ma non hanno fatto il massimo. Anche la Roma e la Lazio potevano avere più punti».

Seedorf sul Milan che, a tre giornate dalla fine, è a +2 sull’Inter ed in vantaggio negli scontri diretti: «Fin dall’inizio l’Inter è sempre stata indicata come la favorita perché ha la rosa più competitiva ed è campione d’Italia. Ora però il Milan è alla pari dei nerazzurri, in una posizione ottima per vincere lo scudetto dopo tanti anni. Questo duello è positivo per lo spettacolo: in Spagna, Germania e Francia è tutto deciso da settimane, mentre in Italia ci divertiamo ancora».

Seedorf su cosa gli piace del Milan: «E’ una squadra con uno spirito molto bello. Si vede da come celebrano i gol, dall’impegno che mettono tutti quando un compagno perde una palla importante. Noto uno spirito positivo, frutto del lavoro di un allenatore molto costante nel suo modo di essere. Pioli infonde serenità alla squadra e i risultati si vedono».

Su quanti meriti ha Paolo Maldini in questa stagione del Milan: «Molti perché Paolo con la sua presenza garantisce appoggio all’allenatore oltre a trasferire al gruppo la sua mentalità vincente, il DNA milanista. Conosco Maldini e so che nei momenti di difficoltà trova sempre quell’equilibrio necessario per aiutare lo spogliatoio, per spingere il gruppo a essere competitivo. Grazie a lui il Milan ha fatto un bel salto di qualità rispetto agli ultimi anni».

Su Zlatan Ibrahimović ancora in campo a quasi 41 anni: «Costacurta e Maldini hanno giocato fino a 41 anni … L’età è un numero e Ibra si mantiene in forma perché fa la vita giusta, sta attento ai particolari. Giocatori in età avanzata possono essere più decisivi di certi ventenni»

Redazione Il Milanista

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