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Cucchi: “Scudetto? Milan favorito, lo dice la classifica”

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Riccardo Maria Cucchi è un giornalista ed ex radiocronista sportivo italiano, è stato intervistato ai microfoni di Calciomercato.com. Vediamo le sue parole.

Buongiorno Riccardo: chi lo vince il campionato?
«Milan favorito, lo dice la classifica. E da appassionato sono appagato da un arrivo tanto serrato, erano anni che non accadeva. In questi giorni, tutti chiedono al Sassuolo il massimo degli sforzi e dell’impegno. Ma La Sampdoria? Sembra che l’Inter quella partita l’abbia già vinta, ma non è così nemmeno lì…».

Milan o Inter: chi lo meriterebbe di più?
«Ho sempre pensato, anche a inizio stagione, che il Milan potesse correre per lo scudetto. È che lo ha fatto in modo eccezionale, animato da un fuoco interiore, che gli ha consentito un rendimento anche superiore alle sue qualità. E questo grazie a Pioli e all’ingegneria – diciamo così – di Maldini nel costruire la squadra e gestire situazioni particolari come il caso Donnarumma».

Detto così, però è un po’ come se fosse l’Inter a perdere il titolo, più che il Milan a vincerlo…
«Eh… forse è vero, anche se riconosco che Inzaghi ha fatto un grande lavoro, ha già vinto e ha dato un bel gioco alla squadra. E dopo Conte e senza tre giocatori importanti come Lukaku, Hakimi ed Eriksen non era semplice».

Domenica scegli una partita tra le due o le guardi entrambe contemporaneamente?
«Il modello “diretta gol” se facciamo caso, nasce proprio da “Tutto il calcio minuto per minuto”, anche se il fascino della radio mi pare superiore e non parlo perché sono… di parte. Quando un campo si inserisce su un altro, la radio, che non ha immagini, sembra racconti un evento proprio di quell’istante; in tv invece poiché puoi anche “vedere”, sai che la “cosa” già successa, pare un artefatto. In ogni caso, le vedrò entrambe contemporaneamente su Dazn».

A proposito. Sappiamo perché, perché conosciamo i contratti: ma sportivamente è stato giusto che nell’ultimo mese Milan e Inter non abbiano mai giocato in contemporanea?
«Solo i più anziani possono ricordare che negli ’60, quando è nato, “Tutto il calcio” nelle ultime 5 giornate di campionato veniva addirittura sospeso, perché le squadre – che allora si portavano la radiolina in panchina – si facesse condizionare dai risultati degli altri».

Quindi anche per te sarebbe stato più giusta la contemporaneità?
«Sì, e non parlo di regolarità o trasparenza, ma del peso psicologico che può derivare dal conoscere il risultato degli avversari. In realtà, poi, nelle ultime giornate, al successo dell’una ha sempre risposta la vittoria dell’altra contendente allo scudetto, forse è un caso o forse significa che i calciatori di oggi, nati con le partite a orari sfalsati, sanno gestire meglio anche queste situazioni. L’unica partita che secondo me è stata condizionata dalla non contemporaneità è stata Sampdoria-Fiorentina, perché la Samp, salvata dai risultati della domenica, ha giocato con una libertà mentale che prima non avevamo mai visto».

L’ha ovviamente evocata anche Simone Inzaghi: 14 maggio 2000, la Juventus perde a Perugia, e sappiamo come, e la Lazio diventa campione d’Italia. Tu quella domenica eri allo stadio Curi, pronto a raccontare lo scudetto della Juventus.
«Sì, e in effetti ero a Perugia anche un anno prima, per lo scudetto del Milan, anche quello in volata e con la Lazio ancora protagonista. Tante emozioni anche nel ’99, ma quel che è accaduto nel 2000 è qualcosa di incredibile, unico, lo penso da quel giorno, un giorno che credo resterà irripetibile. C’era il sole, poi nell’intervallo si scatenò il diluvio, il campo era un acquitrino, la Juventus non voleva riprendere a giocare, Collina aspettò un’ora, il campo drenò l’acqua, si giocò e sappiamo com’è andata a finire. E poi ero all’Olimpico anche il 5 maggio, nel 2002. Ne ho viste davvero tante…».

Redazione Il Milanista

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