Rade Krunic
Alla vigilia del match contro la Stella Rossa di Dejan Stankovic, nell’ultima edizione dell’Europa League Stefano Pioli ammise che gli piacevano i giocatori i cui cognomi finiscono per -ic. Un riferimento non solo a Ibrahimovic ma anche Krunic.
Il bosniaco, d’altronde, è stato più volte definito come intelligente e tatticamente prezioso, pur non avendo la risonanza dei suoi compagni di squadra. Eppure il numero 33, da quando è arrivato al Milan (nell’estate 2019) si è rivelato un ottimo rimpiazzo e soprattutto un giocatore capace a dare equilibrio a tutta la squadra. Durante la sua presentazione a Milanello il classe ’93 aveva dichiarato di ispirarsi al citizien De Bruyne.
Pioli, fin dal suo arrivo a Milanello, si è sempre fidato a lui schierandolo in più ruoli: mediano, centrocampista, esterno d’attacco, trequartista e anche falso nove. D’altronde Krunic più volte aveva dichiarato di “essere a completa disposizione del mister“, e il tecnico lo ha preso davvero alla lettera. Nell’ultimo match casalingo, quello contro la Salernitana, dopo il forfait di Pietro Pellegri Pioli lo ha schierato da falso nove. Un ruolo ricoperto proprio dal suo idolo belga.
E da prima punta atipica il bosniaco ha diretto ottimamente (merito anche di un avversario di bassa classifica) le manovre d’attacco. Un 4-2-4 simile a quello che Pep Guardiola schierò nella semifinale di Champions League contro il PSG dove De Bruyne e Bernardo Silva agivano come prime punte. Pioli invece si è affidato a Brahim Diaz, con lo spagnolo pronto a scambiarsi la posizione con il bosniaco.
Krunic, che nell’inedito ruolo, ha anche sfiorato il gol, ha grande stima di Pioli tanto che nei periodi in cui lo ha messo in panchina non ha mai espresso una parola contro la scelta del tecnico rossonero.
Krunic è anche un talismano per Stefano Pioli: da inizio stagione con l’ex Empoli in campo i rossoneri hanno ottenuto 22 punti su 24 a disposizione, merito di 7 vittorie e di un pareggio (quello nel derby con il rigore sbagliato da Lautaro).
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