Arrigo Sacchi, ex allenatore del Milan
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Questa sera alle 21 il Milan affronterà a San Siro il Liverpool nell’ultima giornata di Champions League. Sfida decisiva per la qualificazione dei rossoneri agli ottavi di finale. Un solo risultato a disposizione, la vittoria. Poi bisognerà sperare in un risultato positivo nell’altra gara del girone, quella tra Porto e Atletico Madrid. Ne ha parlato Arrigo Sacchi, storico allenatore rossonero, in un’intervista rilasciata ai microfoni del club di Milanello.
Su Milan-Liverpool: “Sono sicuro che non sbaglieranno la partita. Ma devono imparare non solo a non sbagliare questa ma anche quella che viene dopo. Bisogna acquisire una mentalità vincente. La mentalità vincente è frutto della determinazione del gruppo, delle capacità lavorative cioè di quanto lavoro fanno e delle conoscenze. Faccio un grande in bocca al lupo al Milan”.
Su Baresi e Maldini: “Con Baresi non c’era bisogno di dire nulla. Un giocatore mi disse ‘perché non parla mai?’, e io dissi che non aveva bisogno di parlare così non sbaglia. Poi gli dissi che bastava guardare quello che faceva. Maldini era una persona intelligente, una sorpresa continua. Butragueño mi diceva, noi giocammo tante volte con il Real Madrid, che lui non dormiva quando sapeva che doveva giocare dalla parte di Maldini”.
Su Pioli: “Quando vedi una squadra che attacca e che vuole il dominio del gioco, fa parte della scuderia giusta. Pioli è stata una grande sorpresa facendo un capolavoro. È stato bravissimo, sta stupendo come allenatore ed è una persona per bene, mai presuntuoso, e gli auguro il meglio possibile”.
Sul suo Milan: “Il Milan è stata la squadra più brava delle italiane e quel Milan ha aiutato molto il calcio italiano. Non è una casualità che dal 1989 al 1999, abbiamo vinto 16 coppe europee. Nella scaletta, questo club è al primo posto con le sue visioni, con la sua competenza, con la sua storia e con il suo stile. ‘Vincere, convincere e divertire’. Quel Milan è stato un leader positivo per tutti. Ha insegnato a tutti che era meglio attaccare che farsi attaccare. Ha insegnato a tutti che era meglio avere il dominio del gioco che lasciarlo agli altri. Il Milan ha insegnato che bisognava lavorare. Inclusione, bellezza del gioco, divertimento e innovazione erano elementi che bisognava cercare. Per me una vittoria senza merito non era una vittoria”.
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