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Inter, Godin: “Il derby si vive in maniera speciale, abbiamo entusiasmo”

Inter, parla Godin

MILANO – Diego Godin, difensore dell’Inter, si è così espresso ai microfoni di DAZN in vista del derby di sabato sera contro il Milan: “Il derby è una partita unica, gare così si vivono in una maniera speciale. So cosa significa un “Clasico” per la gente, per i tifosi, e di conseguenza uno deve prepararlo, capirlo e viverlo come lo vive la gente, puoi vincere o perdere ma la gente vuole sentirsi orgogliosa dei suoi giocatori in campo.

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SULLA PRESSIONE: ora gestisco certe situazioni diversamente grazie all’esperienza, però l’ansia, la voglia, la tensione nello stomaco prima di una partita così importante continuo a sentirle, continuo ad avere lo stesso entusiasmo e la stessa voglia di fare bene, altrimenti non sarei qui”.

SULL’INTER E CONTE: “Partiamo da una base solida che è l’allenatore, credo che sia fondamentale, una pietra sulla quale si basa tutto. Conte è un grandissimo allenatore, con una grande personalità in grado di sopportare il peso della squadra, della tifoseria, e di canalizzarlo in qualcosa di positivo. Lui crede nel lavoro, non è un mistero: nel calcio devi lavorare, essere intenso e credere in quello che fai. C’è entusiasmo per tutto quello che si sta costruendo e noi dobbiamo sfruttare questo entusiasmo trasmettendo questa energia positiva alla gente per far sì che sia ricambiato nei momenti positivi e negativi che ci saranno. Rimando uniti si possono ottenere ottimi risultati”.

SULLA CHAMPIONS LEAGUE: “Essere competitivi in Europa è questione di mentalità, di lavoro, di avere un allenatore con una mentalità positiva, che ti spinga. Bisogna avere un gruppo allegro nello spogliatoio, che abbia fame di lottare e di vincere. Fondamentale è anche l’appoggio dei tifosi. Se la tua gente, che è il motore del club, non ti sostiene, non ti appoggia, non ti stimola, tutto diventa difficile. Ma l’Inter ha tutte queste cose”.

SUL GODIN UOMO E CALCIATORE: “Ho cominciato a giocare a pallone a 5 anni, nella mia città. Poi a 15 anni sono andato in una squadra professionistica a Montevideo. Feci un provino e mi tennero nelle giovanili. Ho iniziato come centrocampista offensivo, giocavo poco, mi mancavano la mia città e la mia famiglia. Volevo smettere e lasciare il calcio. Mi svincolarono e provai in un’altra squadra, cominciai a giocare in un altro ruolo e feci uno scatto mentale importante. Poi in una partita hanno espulso il difensore centrale, sono arretrato ancora e ho giocato molto bene. La rosa era corta, l’allenatore mi diceva che ero portato, io non ero del tutto convinto, ma guardai il lato positivo della cosa. Il tecnico della prima squadra iniziò a visionarmi e quattro mesi dopo mi allenavo coi grandi”. CLICCA QUI>Intanto, ecco tutte le principali notizie dal mondo Milan in aggiornamento live

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Redazione Il Milanista

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