Sul cosa si ricorda di lui: “A Euro 2016 Marc Wilmots dedicava molto tempo ai tiri in porta. A fine allenamento io, Thibaut Courtois e Simon Mignolet dovevamo solo parare. Origi calciava forte e preciso all’angolino. Mi avrà segnato decine di gol”.
Jean François Gillet, belga classe 1979, ha giocato come portiere in molte squadre nella Serie B e nella Serie A italiana. Oggi ha rilasciato un’intervista in esclusiva a ‘La Gazzetta dello Sport‘, parlando degli obiettivi belgi dei rossoneri per il calciomercato estivo. Vale a dire Divock Origi (praticamente preso) e Charles De Ketelaere. Ecco le sue dichiarazioni.
Sul cosa si ricorda di lui: “A Euro 2016 Marc Wilmots dedicava molto tempo ai tiri in porta. A fine allenamento io, Thibaut Courtois e Simon Mignolet dovevamo solo parare. Origi calciava forte e preciso all’angolino. Mi avrà segnato decine di gol”.
Sul ricordo di Origi come persona: “Quando l’ho conosciuto aveva 17 anni e se ne stava sempre sulle sue, ma siamo andati subito d’accordo. Un ragazzo serio, intelligente, lavoratore nato, e in campo è come un falco. È capace di non toccare palla per ottanta minuti, salvo poi farti male negli ultimi cinque”.
Sulla sua carriera nel Liverpool: “Nei momenti che contano fa la differenza. Nel 2019 ha segnato due gol al Barcellona e un altro in finale al Tottenham. Fa della velocità e dell’istinto le sue armi migliori. Sarà un grande acquisto per il Milan”.
Sul ruolo ideale di Origi: “Lì davanti è un jolly. Può giocare ovunque, anche con due attaccanti. Ecco, forse dietro un centravanti alla Romelu Lukaku può fare meglio”.
Su Olivier Giroud e Zlatan Ibrahimović: “Può giocare insieme a uno di loro. Origi dà il meglio di sé quando si liberano gli spazi, senza riferimenti. In questo somiglia un po’ a Rafael Leão. Non ha il dribbling del portoghese, ma la falcata sì”.
Su Origi definito ‘splendida riserva’: “Dico che un giocatore così, che quando entra dalla panchina fa spesso la differenza, è sempre meglio averlo in squadra. In più il Milan giocherà anche in Champions. Origi è un bel jolly da giocare”.
Sugli ultimi due anni in cui ha giocato poco: “Qualche infortunio di troppo, è vero, ma quando è stato bene ha sempre fatto la differenza. Wilmots lo convocò per il Mondiale in Brasile nel 2014, non lo conosceva quasi nessuno. Origi aveva 17 anni e giocava esterno offensivo nel Lilla. Per noi non è stata una sorpresa”.
Su un aneddoto comune degli Europei 2016: “I tiri in porta a fine allenamento, tutti nell’area piccola. Wilmots era fissato. Restavamo sempre un’ora e mezza in più. Origi calciava in modo secco, provava a piazzarla all’angolino. Ha sempre avuto fame e ambizione di arrivare in alto. Lukaku si complimentava sempre”.
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