L’ex allenatore della Primavera del Milan Federico Giunti è stato intervistato da La Gazzetta dello Sport. Oggetto di discussione è Tiago Djalò, difensore centrale del Lille, ex rossonero, nel mirino di Juventus ed Inter. Queste le sue dichiarazioni:
“Arrivò a gennaio e ricordo che ci diede una grande mano. Si vide subito che era un giocatore di enormi potenzialità. Non era solo tecnico, ma anche dotato di grande intuito e tempismo. Aveva grande corsa nello spazio e un fisico ben piazzato, eppure era anche agile e veloce. Pur essendo destro, preferiva giocare sul centro-sinistra. S’inserì in un progetto ambizioso perché c’erano tanti ragazzi giovanissimi. Oltre metà della rosa era sotto età, la maggior parte tra i 17 e i 18 anni, e Djalo fu una sorta di senatore insieme a Bellanova. Ci mise poco per convincermi a schierarlo titolare e ricordo tante belle prestazioni. Era uno che spiccava in una squadra comunque di alto livello, perché c’erano Brescianini, Brambilla e Daniel Maldini che era agli inizi. Lo ricordo tenere botta a giocatori come Piccoli, Kulusevski, insomma gente forte. Se ne parlava già un gran bene all’epoca, adesso è un uomo mercato che fa gola a tanti“.
È un rimpianto per il Milan? “Difficile parlare a posteriori. Il Milan ha fatto una scelta, ha ceduto un giocatore che in quel momento non era ritenuto pronto per la prima squadra e l’ha fatto per uno come Leao, quindi non si può dire nulla. Può capitare che le società lasciano partire giovani che poi esplodono negli anni a venire, non è uno scandalo e non si può nemmeno parlare di errore. Anche perché, per quanto un giovane sia promettente, c’è sempre il rischio di qualche variabile che ne ostacola la crescita o l’esplosione. La scelta fatta all’epoca dal Milan è stata senz’altro una scelta giusta per i tempi e le circostanze in cui è stata fatta“.
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