Ardon Jashari
Attualmente impegnato con la propria nazionale, la Svizzera, durante questa sosta del campionato, è stata pubblicata oggi l’intervista che il centrocampista rossonero Ardon Jashari ha rilasciato a Il Foglio.
Jashari si è soffermato su come è nata la trattativa in estate col Milan, con le chiamate del DS Igli Tare e anche quella di Zlatan Ibrahimovic. Ha poi parlato anche di mister Massimiliano Allegri e dell’obiettivo chiaro per il suo futuro in rossonero: vincere. Ecco un estratto delle sue parole.
Sull’interesse del Milan e il racconto della trattativa:
“Me lo ricordo bene quel periodo, avevo terminato la stagione con il Bruges vincendo la Belgian Cup ed ero tra i calciatori più forti in rosa. Il club non voleva assolutamente cedermi, la sua posizione era chiara nei miei confronti. Io parlavo ogni giorno con il mio agente, sapendo del forte interesse del Milan.
Ero in vacanza a Ibiza, con la mia fidanzata, mi stavo rilassando quando è suonato il mio cellulare. Il numero era italiano. Risposi subito, era Igli Tare. Ho capito immediatamente che il Milan avrebbe fatto di tutto pur di convincermi e questa cosa mi entusiasmava molto. Dall’altra parte avevo un rispetto enorme per il Bruges: volevo trovare la soluzione migliore per entrambi. Certo, come fai a rifiutare un club così importante come il Milan”.
Su cosa abbia accelerato il suo arrivo al Milan:
“Il lavoro di tutta la dirigenza. Circa una decina di giorni dopo la chiamata del direttore è arrivata anche quella di Zlatan Ibrahimovic. Mi ha parlato del progetto, ero emozionato al telefono, la voce quasi mi tremava, ma ero motivato e pronto dentro di me per iniziare una nuova sfida”.
Su mister Massimiliano Allegri:
“Lui è un maestro per me, cerco di imparare moltissimo. Ha grande esperienza. Mi parla spesso, mi dice di inserirmi di più, di giocare con intensità e di andare anche al tiro quando ne ho l’occasione. Mi sprona a migliorarmi anche in allenamento, anche perché negli ultimi anni la mia posizione in campo è molto cambiata”.
Se il suo percorso può essere simile a quello di Pirlo:
“È vero, da trequartista a regista. Pirlo è stato il mio idolo da ragazzino. Mi ricordo le sue giocate, erano perfette. Lui e Redondo mi hanno ispirato molto, giocavano con una serenità e una lucidità in campo impressionante. Sapevano dettare i tempi del gioco in qualsiasi momento”.
Sulla scelta del numero 30, se è stata casuale:
“Assolutamente no. Io quando ero bambino e giocavo a pallone non ho mai avuto un ruolo. Guardavo Messi e mi bastava. Indossava la 30 e pensai che se mai fossi stato un calciatore avrei voluto lo stesso numero. Per la verità in quel periodo sapevo poco. Difensore, centrocampista o attaccante era la stessa cosa, volevo solo il pallone e divertirmi. Diversi anni dopo quando iniziai tra i professionisti in Svizzera mi dissero che avrei potuto scegliere il mio numero preferito ma solo dopo il 20, quindi chiesi il 30 con orgoglio. E’ stata una delle prime richieste, ancor prima ancora di firmare il contratto e andare in sede. Ho mandato un messaggio, chiedendo la numero 30 e sono stato accontentato”.
Sugli obiettivi da raggiungere col Milan:
“Sono qui per vincere. Per me, per la squadra, per i tifosi. Voglio dare il massimo ogni giorno, con entusiasmo e professionalità. Mi auguro di vestire questa maglia ancora per tanti anni. Adesso però dobbiamo pensare partita dopo partita: il nostro obiettivo è tornare in Champions League tra le squadre più importanti d’Europa. Sappiamo che dobbiamo lavorare duro, ma questo non ci spaventa”.
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