Youssouf Fofana
Recentemente intervistato dal giornale francese L’Équipe, il centrocampista rossonero Youssouf Fofana ha raccontato come sia cambiato come calciatore da quando gioca in Italia. In particolare ha fatto riferimento al suo nuovo ruolo e al nuovo modo di vedere il calcio, entrando infine anche nel tema Nazionale. Ecco un estratto.
Sull’evoluzione tattica avuta in Italia:
”Non è stato necessariamente quello che si pensa. Il primo anno ci sono state due fasi, in primis ho imparato molto dal punto di vista tattico. Prima ero un giocatore più istintivo, oggi sono più disciplinato. Cerco di rispettare meglio i compiti, di leggere meglio il gioco. Cerco di fare ciò che serve alla squadra, che non è solo recuperare palloni. Bisogna anche saper costruire, aiutare i compagni, essere ben posizionati. Sono al servizio della squadra. Se l’allenatore dice qualcosa io sono a sua disposizione. Poi, se dico spontaneamente: ‘So fare anche altre cose’, e mi lasciano fare, gliele mostrerò. Tutto qui. Sto facendo un passo in avanti nella mia carriera con una big italiana e nessuno mi vede. Non ho bisogno di questo riconoscimento, non sono uno di quei giocatori che ha bisogno di pacche sulle spalle”.
Ancora sul cambio ruolo:
“È come se per anni avessi guardato il calcio in un certo modo, e ora la mia percezione stia cambiando. Non vedo più il campo dalla stessa angolazione, non ho più gli stessi punti di riferimento. Per esempio, prima, quando ero davanti alla difesa, sapevo di avere due giocatori davanti a me, uno in diagonale a destra e uno a sinistra. Senza guardare riuscivo a fare il passaggio in quella zona. Ora è completamente diverso. Gioco come mezzala di destra. Quando non abbiamo palla, sono molto avanzato, quasi come un attaccante. Quando invece abbiamo palla, mi posiziono tra le linee. Prima andavo a cercare quei giocatori”.
Sul cambio di mentalità:
“Prima ero più fatalista. Oggi non la penso più così: occorre andare a prendersi le cose. Lavoro di più sull’analisi, cerco di capire meglio il gioco e ascolto di più gli allenatori. Sono diventato più esigente con me stesso”.
Sulla Nazionale:
“Giocare un Mondiale sarebbe un sogno. Sì, voglio andarci, ma dovrò meritarmelo. All’inizio ci restavo male, chiedendomi perché non venissi convocato. Poi ho pensato: ‘Ok Youssouf, ci sono tanti giocatori forti nel tuo ruolo’. Devo prima fare bene con il mio club. Devo finire la stagione ancora meglio di come l’ho iniziata, le opportunità arriveranno. Dipende tutto da me”.
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