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L’amarezza e la delusione di tifare un Milan che non è il Milan

di ANTONELLO GIOIA

Milan, dove sei finito?

MILANO – Negli ultimi giorni, a seguito della conquista, da parte della Juventus, dell’ottavo scudetto di fila, sono partite delle polemiche riguardanti alcuni articoli, i quali descrivevano l’abitudine delle nuove generazioni a tifare solo e soltanto il bianconero di Torino, unico e incontrastato colore dominante in Italia dell’ultimo decennio. Coloro che si sono scagliati contro gli autori di tali pezzi, hanno fatto leva sull’argomentazione secondo la quale il tifo resta una questione di cuore e che la passione per una squadra non possa sventolare nella direzione in cui il vento soffia più forte.

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Eppure – lo affermo senza mezzi termini e con fitte che mi feriscono profondamente – anche io stesso, se dovessi in questi giorni scegliere la squadra per cui tifare, avrei difficoltà a non optare per quella per cui combattono (e vincono) Cristiano Ronaldo e compagni; lascio perdere l’Inter – non è il momento di parlarne – per concentrarmi sul Milan.

Quello visto ieri sera contro la Lazio, solo per citare il punto più alto – o più basso, fate vobis – di amarezza degli ultimi due mesi, non è il Milan di cui mi sono innamorato. Non è il Milan per cui tifava mio nonno, non è il Milan che ha fatto gioire mio padre nei ruggenti anni novanta, non è il Milan che io ho scelto di amare sin dalla tenerissima età. Quello odierno è un Milan vuoto, un rossonero sbiadito, senza capo né coda, con idee prevedibili e un ritmo da perenne amichevole pre-campionato, un gruppo di calciatori spacciati per fenomeni, ma che sono solo buoni calciatori. E nulla più.

Nessuno di essi, tranne tra i pali, forse figurerebbe tra i titolari del glorioso Milan di qualche anno fa – e mentre scrivo mi sto convincendo di togliere quel “forse” -, in una formazione che dominava su ogni campo, sia in Italia che in Europa. Oggi, il Milan di Gattuso subisce costantemente ogni avversario, sia quelli tecnicamente inferiori (Parma e Udinese docet), sia quelli di un livello simile, ma indietro in quanto a blasone, storia e abitudine “a certi tipi di sfide”, pane quotidiano per il milanismo. Questo Milan ha perso i geni migliori del suo DNA, nonostante un allenatore che li ha marchiati addosso, ma che è evidentemente limitato – non incapace né incompetente, sia chiaro – nel gestire il livello e le ambizioni delle latitudini rossonere. Ogni tifoso, questa mattina, si sente deluso e amareggiato dal suo Milan, perché non si riconosce più in lui, nonostante l’amore per esso non sbiadisca neanche con questa ennesima figuraccia. Intanto, colpi Champions? Malcom o… due stelle brasiliane > CLICCA QUI

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Redazione Il Milanista

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