Di Giovanni Manco
MILANO – Chievo-Milan è stata una gara che ha fatto molti discutere per quanto concerne la moviola. Noi, abbiamo cercato di fare chiarezza rivolgendoci a Luca Marelli. Ex arbitro dell’AIA.
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Sul gol di Piatek: “Io capisco la rabbia di Di Carlo. A caldo anche io ho pensavo che il gol di Piatek fosse irregolare, poi rivedendolo 30 volte mi sono ricreduto. Rimanere nelle proprie posizioni è sinonimo di stupidità. Quello che è successo è che dalla sala Var hanno deciso di avvallare la decisione presa in campo perché non c’era nessuna evidenzia ne sul fallo di Piatek ne sul fallo di mano di De Paoli. Per evitare questioni ci si è rimessi alla decisione dell’arbitro perché non c’è evidenza su cosa sia avvenuto prima il fallo di Piatek o prima il tocco di mano. Se anche fosse avvenuto prima il tocco di mano, non si può tornare indietro annullando il gol ed assegnando il rigore. Il fallo di Piatek c’è, sicuramente, ma è contemporaneo al fallo di mano. Fossero avvenuti in momenti diversi se ne poteva parlare, ma non è stato così. Il calcio è un gioco di contatto, se un giocatore entra in quella maniera si assume il rischio di farsi fischiare un fallo di mano, come ha fatto Alex Sandro contro il Napoli. Poi si può inventare di tutto sul regolamento, come qualcuno fa ogni settimana, ma le cose stanno così… Decisioni corrette di arbitro e Var? A mio parere sì. Non era una decisione facile, ma regolamento alla mano il Var non poteva fare altro se non confermare la decisione presa da Pairetto”.
Sulla punizione del primo gol: “Il fallo su Paquetà c’è, è inutile discutere della rava e della fava. Il fallo c’è, forse poteva starci anche un cartellino giallo. Anche vero però risulta inspiegabile perché il fallo sia stato spostato di 3 metri indietro. Il fallo era sulla mezzaluna, il pallone è stato posizionato con lo spray ma poi spostato di 2/3 metri. Sul regolamento non c’è scritto che la distanza deve essere di 9 metri e 15, ma che non deve essere inferiore a 9 metri e 15. Quindi se l’arbitro la mette a 9 metri e mezzo o 10 metri, il capitano della squadra deve essere furbo e farsi sentire. L’arbitro può ricontrollare su sollecitazione? Sì, può. Non è obbligato ma può farlo. Nel 99% dei casi davanti ad una richiesta educata del capitano l’arbitro non va a cercarsi grane e ricontrolla la distanza”.
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