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Premio Liedholm – Leonardo dopo aver vinto il riconoscimento: “Con Galliani sei anni di università”

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MILANO – Ecco le parole del direttore dell’area tecnica del Milan Leonardo dopo aver ricevuto il premio Liedholm: “Ho fatto un po’ di tutto in carriera. Il fatto di aver vissuto ruolo diversi, ho chiaro quale sia il limite di una cosa. I giocatori e gli allenatori vincono le partite, i campionati le società. Loro vivono nel breve termine, la società sul lungo e non è facile. Essere più concreto, continuo, regolare e costruire rapporti duraturi è importante. Quando fai l’allenatore vivi altre emozioni. L’allenatore vive la sua carriera legata ai risultati, la dirigenza deve essere solida. Con Adriano Galliani ho fatto i miei 6 anni di università. Penso che la mia università pratica è stata fare parte di un Milan perfetto sotto tutto i punti di vista. Penso ci voglia una partecipazione più effettiva. In Italia ci sono state delle proprietà familiari, mente il mondo va verso delle società-azienda e anche il ruolo del direttore sportivo sta cambiando verso questa evoluzione. Il valore di una società è dato dall’equilibrio tra il bilancio e le emozioni che produce. Nella mia vita è sempre stato difficile fare programmi. Ho avuto situazioni positive e mi sono fatto trascinare dalle opportunità. Quando una cosa mi sembrava positiva e che mi dava emozioni. Non sarei andato in Giappone perché c’era Zico. Arrivo al Milan nel ‘97, gioco per 4 anni e decido di chiudere la mia carriera in Brasile con il San Paolo e il Flamengo. Dopo 6 mesi mi chiama Galliani per organizzare il ritiro di Boban. Mentre sono in aereo, Berlusconi chiama Galliani e lui mi dice: ‘Tu sei mio amico? Allora resti con noi’. Io rimango fino al 1º aprile 2003 quando divento assistente di Galliani. Abbiamo creato Fondazione Milan e sono contento di tornare a farne parte. Ci sono tante persone di Elliott nel CdA con me e Maldini. Poi il Milan mi ha fatto diventare allenatore. Io non volevo, ma dopo iniziamo la cosa insieme. Sono andato all’Inter per diversi motivi, ma il punto scatenante è Moratti. Io avevo diversi rapporti con i giocatori brasiliani dell’Inter quando giocavo e cercavo di stare vicino a Ronaldo e di aiutarlo. Il nostro rapporto nasce li. Con la figlia Carlotta abbiamo condiviso 1000 progetti e ho incontrato Moratti migliaia di volte. Questa adesso è la quarta volta che torno al Milan. Tutto basato sulle emozioni”Ma intanto, dopo Paquetà, altro colpo dal Brasile: CONTINUA A LEGGERE

Redazione Il Milanista

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