Gattuso, allenatore del Milan, con i dirigenti rossoneri Leonardo e Maldini.
È importante affrontare nuove sfide. C’è chi, piccolissimo, rompe il ghiaccio recitando la poesia di Natale, chi aspetta di più per poi diventare capoclasse, sindacalista o, se pratica sport, capitano. Leonardo Bonucci, circa un anno fa, aveva deciso di bruciare le tappe. Leader subito, leader maximo, leader “di rabbia”, diremmo oggi con una stagione in più sul groppone e dopo quel che è stato è stato.
Leader emotivo e, in quanto tale, pronto ad arringare la folla. Come in quel discorso pronunciato prima di Milan – Shkendija, preliminari di Europa League. Un cerchio introno a Leo, un abbraccio, le urla del capitano. Lo scenario, ossia San Siro, quella Scala del calcio teatro delle più grandi imprese rossonere. Il pubblico, tornato numeroso dopo anni di polemiche e lotte tra società e tifosi. La squadra, riapparsa forte dopo un mercato faraonico. Un sogno oscurato da ombre, scatole e muraglie di omertà cinese, sino a diventare un incubo.
Il sonno tormentato è ormai finito però. Poco più di un anno dopo, la sveglia è suonata, riportando il Diavolo alla normalità. Una realtà che si chiama Maldini, Leonardo, stile, educazione. Più silenzio, meno chiacchiere, tanto lavoro.
E considerando quale era lo scenario sino a qualche mese fa, tanto basta. Per ora.
Il Milan è tornato ai milanisti.
di Luca Villari
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