MILANO – In’un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, Braida, ex ds rossonero oggi al Barcellona, ha parlato di Berlusconi e del Milan, in occasione del trentennale del presidente. “Nevicava, ma la circostanza non mi frenò. Mi misi in macchina e da Udine guidai fino ad Arcore. In genere subisco il fascino delle donne ma in quel caso rimasi davvero incantato. E poi c’era anche Fedele Confalonieri che subito mi colpì per la sua cultura. Fece una sorta di discorso programmatico: dobbiamo far diventare il Milan la squadra più forte del mondo. Dovremo essere più forti dell’invidia, dell’ingiustizia e della sfortuna. Per anni siamo stati il punto di riferimento nel mondo. Diciamo che lo spettacolo di cui eravamo garanzia all’epoca ora viene diffuso nel mondo dal Barça. Differenze fra i due club? Al Milan eravamo in tre a comandare. Il presidente, il Boss e io. Il Boss è Galliani, gli ho dato quel soprannome. Un giorno suo figlio Gianluca lo chiamava “papà, papà” e lui non si voltava. Alla fine si è rassegnato: ‘Boss!’. Solo allora si è girato. Il Milan è stata la mia vita. Per i suoi 30 anni auguro a Berlusconi di provare ancora la gioia di vedere la squadra in finale di Champions”.
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