honda milan
Concreto, essenziale, vivace: il miglior Milan visto a San Siro questa stagione, derby escluso naturalmente. Almeno fino al novantesimo o giù di lì, quando il Genoa colpisce con Cerci facendo rabbrividire i tifosi e infuriare Mihajlovic. Ma la vittoria sul Genoa è una conferma dello stato di forma dei rossoneri, affamati e grintosi per tutti i novanta minuti. A Bacca ne bastano cinque per indirizzare il match sui binari giusti: scontato parlarne, oramai tutto quel che tocca diventa oro. E anche il tabù “ora di pranzo” (indigesta al Milan, a digiuno di vittorie delle 12.30 dal 2013), unito a quello delle piccole, è ufficialmente sfatato. Mihajlovic – e Galliani, ieri a Milanello per fare il punto della situazione – possono essere discretamente soddisfatti. Anche se, conoscendo Sinisa, quei brividi finali gli saranno rimasti sullo stomaco: ci vorrà un po’ per mandarli giù…
Dopo la fiammata iniziale, la partita scivola via a tratti noiosa – almeno prima del raddoppio di Honda – ma non senza regalare certezze, anche gli ultimi scettici. Un lucido Montolivo, per esempio, o un ottimo Bertolacci, o le giocate di Honda, migliore in campo a prescindere dal gol: la ciliegina sulla torta di una prestazione perfetta.
Nel giorno di San Valentino, tra le effusioni delle coppiette in tribuna, in campo è un tripudio di ex: da Suso passando per Cerci, accolto tra i fischi di San Siro che oramai gli sono familiari. I rossoneri gli concedono stupidamente il più classico del gol dell’ex in cerca di rivalsa, fortunatamente solo all’ultimo. Perché da questo Milan forse è proibitivo aspettarsi partite trascendentali, ma senza dubbio è squadra che sa come ovviare andando dritto al sodo. A immagine del suo tecnico, insomma, quel Mihajlovic che senza fronzoli manifesta lo scarso interesse verso Juve-Napoli e bada a organizzare al meglio i suoi uomini. Con piglio deciso e diretto. Il risultato è una gara organizzata, di sostanza alternata a lampi di classe.
E quando è distesa, questa squadra sa anche far divertire. Segno che la qualità c’è, e tanta. E note più che liete sono i ritorno di Bonaventura e soprattutto di Menez, che fa la sua prima comparsa stagionale. Partita perfetta o quasi, se non fosse per quella sbavatura finale. Ma l’abbiamo detto: è un Milan che punta all’essenziale E il risultato è che oggi il terzo posto non è più una chimera.
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