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MILANO – Brum, brum, Honda. Keisuke scalda i motori, ma presto potrebbe rifinire ai box. Come l’anno scorso, la storia rischia di ripetersi. La prima firma all’esordio in una partita ufficiale: nella sfida di lunedì sera il giapponese ha cercato di convincere il nuovo allenatore Mihajlovic con una prestazione show. Eppure Sinisa continua a non essere persuaso: il mister ama i giocatori rapidi, le frecce esterne, Honda è troppo lento per i suoi gusti. Eppure col Perugia l’ex Cska ha dimostrato che, se messo nella giusta posizione (quella di trequartista), può essere molto importante. Un gol, un assist e diverse conclusioni a rete. Niente da fare. Non scacciano le ombre sul suo futuro lontano da Milanello.
LA MAGLIA NUMERO 10 – E c’è di più. Il Diavolo non s’è rassegnato al lussurioso pensiero del ritorno di Ibra in Lombardia. S’insiste con l’entourage dello svedese, Berlusconi lancia continui segnali, i tifosi sognano e sono pronti a rivederlo con la 10 sulle spalle. Già quella mitica maglia a cui Zlatan non rinuncerebbe mai. Che potrebbe riprendersi soltanto con l’addio di Honda, a questo punto. Perché, dopo aver giocato con quel numero il giapponese contro il Perugia, soltanto in caso di cessione tornerebbe vacante. Le regole della Lega Serie A infatti lo vietano, dopo la prima gara ufficiale. Honda aspetta e spera di conoscere il suo destino, appeso all’acceleratore di Ibra.
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