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Milan, Piatek senza timore: “Non ho paura di indossare la numero 9”

Milan, Piątek è senza paura

Milan: Piatek pronto a prendersi la maglia numero 9

Milano- Il nuovo idolo dei tifosi del Milan è ormai senza alcun dubbio Krzysztof Piatek. Il bomber polacco ha dimostrato tutte le sue qualità al Genoa e, dopo il trasferimento in rossonero, è riuscito a non deludere le aspettative. Ora, intervistato dalla Gazzetta dello Sport, ha parlato della prossima stagione e della sua nuova maglia numero 9.

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“Quanto solo felice di indossarla da 1 a 10? Undici… Sono felice, di averla sulle spalle. Il 9 è un numero importante per un attaccante, tutti i migliori ce l’hanno. Lewandowski, Suarez, Benzema, Kane. Sono felice perché la società ha creduto nelle mie qualità, mi avevano detto che me la sarei dovuta conquistare, mentre io dissi che avrei lottato con tutte le mie forze per averla e ce l’ho fatta. La maledizione? Non credo alla scaramanzia e a questa maledizione. Per me la 9 è la normalità, andrà tutto bene come con la 19. Sarò in grande forma, vedrete. La cosa non mi fa paura”.

Con queste parole, il pistolero mostra tutta la sua voglia di iniziare una nuova stagione, senza paura della “maledizione” del numero 9 del Milan. Dopo l’addio di Filippo Inzaghi ,infatti, nessun numero 9 è riuscito a convincere società e tifosi, deludendo quasi tutti.  Basti pensare a Fernando Torres o Gonzalo Higuain.

Piatek ha parlato anche del nuovo tecnico, Marco Giampaolo, dimostrandosi entusiasta del cambio in panchina, senza però far mancare belle parole anche per l’ex mister Gennaro Gattuso.

“Giampaolo è un maestro di calcio, lo confermo. A livello tattico ogni dettaglio per lui è fondamentale e passa molto tempo a spiegare in allenamento. Per me è una buona cosa, ha ottime idee sul piano del gioco. Il 4-3-1-2 mi piace perché dà molte soluzioni offensive. In Italia ho già avuto quattro allenatori, lui è il quinto, e ognuno aveva i propri punti di forza, ma lui tatticamente è senz’altro il migliore. Ha molte idee, e tutte chiare. Gattuso? Lui è una leggenda e ha anche un carattere un po’ matto (ride, ndr), da allenatore come ce l’aveva da giocatore. Ama da morire il Milan. Si è assunto molte responsabilità ed è arrivato alla fine stanco e svuotato”. 

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Redazione Il Milanista

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