Maldini a DAZN: “Istanbul la sconfitta più dolorosa. Ricordo Atene come la fine della mia carriera”

L’ex capitano rossonero anticipa la grande sfida tra gli eroi di Milan e Liverpool

di Redazione Il Milanista
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MILANO – In attesa della grande serata che vedrà affrontarsi le vecchie glorie di Milan e Liverpool, la parola passa ai protagonisti di quella che per i tifosi rossoneri resterà sempre una rivalità memorabile. Paolo Maldini, ai microfoni di DAZN, che trasmetterà in esclusiva la partita, è tornato sulle due incredibili finali di Champions League tra Milan e Liverpool.

DELUSIONE ISTANBUL“Ho perso una finale mondiale, ho perso un Europeo all’ultimo secondo… Direi che di delusioni ne ho avute. Nella mia carriera ho perso tre finali di Champions tutte molto dolorose, quella di Istanbul forse un po’ di più perché pensavo che per me fosse l’ultima, condirla con un gol e magari riuscire a vincerla sarebbe stato bellissimo. Poi il destino mi ha dato la possibilità di farlo, due anni dopo”.

RICORDO DA INCUBO“Dopo la finale di Istanbul c’è stata una partita di campionato che nessuno voleva giocare e una vacanza in cui pochi hanno dormito bene: la forza del gruppo è stata raggiungere un’altra finale a soli due anni di distanza, ad Atene avevamo tutto da perdere e uscire di nuovo sconfitti contro il Liverpool sarebbe stata veramente una cosa difficile da cancellare. Dopo un anno sono riuscito a rivedere la partita di Istanbul, mi sono reso conto di quanto avessimo giocato bene, di come avessimo dominato il Liverpool per il 90% della partita”.

LA GIOIA DI ATENE – “La parola Liverpool mi fa pensare alla prima finale, eravamo avanti 3-0, ho segnato dopo 40”, abbiamo dominato per 110 minuti su 120 però non siamo riusciti a vincere, ma mi fa anche pensare a quanto sia strano il calcio. Giocare la finale di Atene è stato un azzardo perché il ginocchio non era messo bene, ma sapevo anche che sarebbe stata l’ultima occasione di vincere una Champions League e ho fatto di tutto per esserci, infatti dopo due giorni di festeggiamenti sono andato a operarmi in Belgio: dopo l’anestesia, ogni volta che mi risvegliavo, cercavo di ricordarmi se avessimo vinto o perso quella partita, la vedo proprio come la fine della mia carriera perché gli anni successivi sono stati intensi ma non belli come quei due anni lì”.

I SEGRETI DELLA VITTORIA“Nella cavalcata del 2007 c’è tanto di Ancelotti, è sempre stato bravo a far trasparire poco le preoccupazioni e tanto le sensazioni positive, anche se avevamo fatto fatica a qualificarci nel girone e in stagione stavamo giocando male. Però nel ritiro invernale di Malta ci eravamo messi in testa di provare ad andare a vincere, a marzo abbiamo visto che le gambe giravano e la testa c’era: abbiamo messo tanti valori in campo, nei momenti decisivi Seedorf c’era, in quelli difficili Inzaghi segnava, Pirlo non perdeva mai la calma, io invece ero quello che da gennaio in poi rompeva di più le scatole buttando lì l’idea che potessimo farcela. L’autoconvincimento, a volte, funziona”.

MENTALITÀ MILAN – “Il Milan è sempre stata una squadra di alti e di bassi, siamo andati in B ma abbiamo toccato dei vertici che le altre squadre non hanno mai toccato. Io preferisco questa mentalità qui, dove si può sbagliare veramente tutto, sfiorare il fondo per poi rimbalzare più in alto possibile”.

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