ESCLUSIVA – Gandini: “Giampaolo maestro di calcio. Gazidis? Ora non è l’uomo giusto per rilanciare il Milan”

ESCLUSIVA – Gandini: “Giampaolo maestro di calcio. Gazidis? Ora non è l’uomo giusto per rilanciare il Milan”

Umberto Gandini, ex dirigente del Milan, è intervenuto in esclusiva ai nostri microfoni

di Redazione Il Milanista
gandini

Di Simone De Bari 

MILANO – Sono giorni movimentati in casa Milan, con il club di via Aldo Rossi impegnato nella ricerca di un nuovo allenatore e un nuovo direttore sportivo. Ai microfoni della nostra redazione ne ha parlato, in esclusiva, l’ex dirigente rossonero Umberto Gandini. 

Che ne pensa della situazione societaria che sta vivendo il Milan?

“Mi auguro che la proprietà spieghi bene il progetto. A quanto sembra Maldini ha deciso di restare, ciò significa che condivide i piani di Elliott che, però, non possono prescindere da una revisione dei costi in vista di una sostenibilità che oggi non c’è. Suppongo che la struttura del club sarà fatta a immagine e somiglianza di Maldini, con un allenatore con cui condividerà le linee guida”.

Giampaolo sarebbe il sostituto ideale di Gattuso? 

“E’ un allenatore che personalmente non conosco molto bene, ma so che dagli addetti ai lavori è considerato un maestro di calcio. E’ un tecnico efficace, attento ai dettagli e in grado di migliorare i giocatori: è esattamente ciò di cui ha bisogno il Milan attuale. Inoltre ha ricevuto un’importantissima investitura da Arrigo Sacchi, quindi penso che possa essere la persona giusta per costruire qualcosa di diverso”.

Si aspettava l’addio di Gattuso?

“Francamente sì, ero abbastanza convinto che Rino non avrebbe continuato, perché è stato prosciugato dal punto di vista delle energie mentali nell’arco di tutta la stagione. Credo che abbia fatto un lavoro straordinario, purtroppo ha avuto degli infortuni pesantissimi, come quello di Bonaventura. Poi ha dovuto rinunciare a Higuain ed è stato costretto a costruire un nuovo modo di giocare e una nuova identità di squadra che lo hanno portato ad arrivare quinto, in un campionato dove c’è stata la grandissima sorpresa dell’Atalanta, che ha determinato una qualificazione in Champions diversa dalle previsioni”.

Considera quindi positiva la stagione dei rossoneri?

“Assolutamente sì. Purtroppo non sono andati in Champions, ma l’Inter aveva una rosa superiore e l’Atalanta, anche con una squadra meno talentuosa del Milan, è arrivata terza grazie ad un sistema di gioco ormai collaudato con dei giocatori che si conoscevano già da diversi anni”.

Crede che Gazidis sia l’uomo giusto per rilanciare il club?

“Personalmente credo di no, almeno in questa fase. Gazidis è indubbiamente una persona esperta, che ha ottenuto negli anni grandi risultati dal punto di vista economico, in piena linea coi suoi azionisti. Tuttavia, ora si trova in un ambiente diverso, in un mercato diverso e in una società del tutto differente da quelle che ha conosciuto in Inghilterra. Il periodo di adattamento sarà quindi molto lungo. Ora si ritrova a dover ricostruire, insieme a Maldini, la parte sportiva e a dover far ripartire la macchina che possa riportare il Milan in linea di galleggiamento. Il percorso è molto impegnativo e ricco di incognite: c’è sicuramente moltissimo da fare”.

Capitolo mercato: molto probabilmente ci sarà almeno una cessione importante, quale sarebbe la meno dolorosa?

“Il Milan sicuramente dovrà fare una cessione entro il 30 giugno, sia per mandare un segnale all’Uefa, sia per necessità di bilancio. Credo che la meno dolorosa sia quella di Donnarumma, un giocatore molto bravo ma con un ingaggio pesantissimo: la sua partenza farebbe guadagnare molti soldi al Milan, ma al tempo stesso è ristretto il numero delle squadre che si possono permettere un acquisto come quello di Donnarumma, sia per il costo del cartellino che per lo stipendio che percepisce”.

In quanto tempo il Milan tornerà ai vertici del calcio italiano ed europeo?

“Sono molto sincero: penso che il percorso sarà molto lungo. Se l’idea è quella di riportare il club ai fasti del Milan di Berlusconi, servirà tanto tempo. Se invece si vuol costruire una squadra competitiva, in grado di lottare per importanti obiettivi, ma non necessariamente vincente, allora potrebbe bastare un altro paio di stagioni di assestamento. Tuttavia, dipende anche da quello che succede nelle altre società. C’è la Fiorentina che sta per cambiare proprietà, l’Inter con Conte diventa una candidata allo scudetto, la Roma che deve rilanciarsi, la Lazio e il Torino che sono ambiziose e pronte a investire: diventa sempre più difficile entrare nelle prime quattro della classifica. Ripeto, il percorso sarà lungo”.

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