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Zola: “L’Inter è favorita alla vittoria. Ma i tre allenatori sono stati bravissimi”

Gianfranco Zola

Ecco le parole dell'ex attaccante di Cagliari, Napoli e Parma Gianfranco Zola ai microfoni de La Gazzetta dello Sport

Redazione Il Milanista

Nel 1990 un gol al novantesimo di Zola, a sette giornate dalla fine di quel campionato, contro il Genoa contribuì il Napoli a vincere lo scudetto. "Quel gol fu importante perché ci diede ulteriore convinzione. La volontà di ottenere un risultato è una componente fondamentale, perché dal punto di vista tecnico e tattico sono tutti forti. Ma in uno sprint per lo scudetto la testa è determinante. Ci sono vittorie che valgono sei punti, non solo tre, perché ti danno una grande carica".

Una situazione simile a quella che si sta vivendo in questa stagione. Oggi Magic Box, dopo aver commentato Chelsea-Real Madrid, ha parlato ai microfoni de La Gazzetta dello Sport. Ecco le sue parole

Gianfranco, la Serie A è esclusa dalla Champions, ma è interessante. Si aspettava una volata così equilibrata? - "Dobbiamo essere ottimisti e goderci quello che viene offerto dal nostro campionato. Adesso per lo scudetto vediamo uno sprint a tre squadre, ma fino alla scorsa settimana potevano essere quattro i club coinvolti e qualche tempo fa anche cinque. Il livello di competitività si è alzato notevolmente e in Serie A si gioca meglio che in passato. Quindi è aumentato l’interesse con cui viene seguito il campionato".

C’è un favorito? - "Metterei l’Inter in leggero vantaggio: per l’organico e perché i nerazzurri sanno già come si vince visto che hanno lo scudetto sul petto. Però anche Milan e Napoli hanno dimostrato di essere molto competitive. Sarà una sfida fino all’ultima giornata".

Qual è il punto forte di ognuna delle tre squadre? Partiamo dal Milan - "La qualità principale dei rossoneri è la spregiudicatezza. Il Milan ha tanto entusiasmo e un gioco frizzante. E poi ha uno spirito coinvolgente: può fare risultato ovunque. E sarà preziosa l’esperienza di Ibra e Giroud".

Tocca al Napoli - "Ha un’ottima rosa, con tanti ricambi. Ed è la squadra più equilibrata: oltre alla qualità dell’attacco, ha un buon centrocampo e un’ottima difesa".

Infine l’Inter - "Mi piace la mentalità vincente, frutto dei due anni di lavoro con Conte. Poi Inzaghi è stato bravissimo a portare le sue idee".

Cosa può davvero fare la differenza? - "La qualità, innanzitutto. Quando le partite sono difficili, quando le gambe girano meno rapidamente, quando il pallone pesa, la qualità può davvero fare la differenza. Poi è fondamentale la maturità con cui ogni squadra affronterà i momenti difficili che non mancheranno. E infine tutto il resto: il calendario, la condizione atletica, la solidità".

Quale delle tre squadre deve avere più rimpianti per non aver preso un piccolo vantaggio? - "Ognuna di loro avrebbe avuto la possibilità di farlo. Forse il Napoli ha qualche rimpianto in più, perché ha dovuto rinunciare a Osimhen per un lungo periodo e ne ha risentito".

Nessuno dei tre allenatori ha festeggiato lo scudetto in passato. Chi è stato più convincente finora? - "Sono bravissimi tutti e tre. Pioli, Spalletti e Inzaghi hanno svolto un ottimo lavoro, in profondità. Ciascuno ha trovato la strada migliore per incidere e per coinvolgere la squadra nel proprio progetto".

Si aspetta che Insigne riesca a dare qualcosa in più per regalare lo scudetto prima dell’addio? - "Di sicuro lui farà di tutto per riuscirci. Sarebbe il modo migliore per chiudere la sua avventura nel Napoli".

Quanto manca a queste tre squadre e alla Juve per arrivare al livello dei top club europei? - "Sulla qualità del gioco le nostre squadre sono cresciute, ma in Premier e in altri campionati il ritmo è diverso: molto più alto. Dobbiamo crescere sotto questo aspetto accettando di commettere errori tattici pur di andare più veloci. Ovviamente mi dispiace non vedere club italiani nei quarti di Champions, però bisogna analizzare le cose con lucidità. Le società di Premier hanno un budget più elevato, Real e Bayern sono potenze sempre competitive. Avendo meno risorse, in Italia dobbiamo affidarci alle idee e sfruttare l’intelligenza per ridurre il gap e far crescere la qualità individuale".

Ma perché in Italia non nascono più i Baggio, i Zola, i Mancini? - "Io ero cresciuto giocando per strada, altri in oratorio. Era più difficile e più istruttivo. Adesso bisogna rimettere la tecnica al centro del progetto nelle Academy e nelle scuole calcio".