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Zaccheroni: “Oggi negli occhi di Sheva ci sarà tutto ciò che ha vissuto al Milan”

Zaccheroni

La Gazzetta dello Sport ha intervistato Alberto Zaccheroni, l'uomo che nel '98 fu mandato da Berlusconi a visionare Shevchenko

Redazione Il Milanista

Ottobre 1998. A Londra si gioca Arsenal-Dinamo Kiev. Sugli spalti c'è un signore incognito con una missione da svolgere. Un compito assegnato dall'ex Presidente del Milan Silvio Berlusconi: “vai, dimmi se quel ragazzo vale la pena”. Un compito nuovo per questo 007 rossonero visto che fino a quel momento “Non mi aveva mai mandato a visionare nessuno”, ma  “Il presidente mi chiese una scheda dettagliata da inviare a fine partita”. L'uomo misterioso è Alberto Zaccheroni è il giocatore da visionare è Andriy Shevchenko. L'ucraino oggi affronterà per la prima volta da allenatore il Milan. E la Gazzetta dello Sport ha intervistato l'ex allenatore del Milan

E cosa scrisse? - "Che Sheva era prendere subito. Scritto in stampatello”.

Ricorda come giocò? - Fece una partita difensiva, ma lui e Rebrov erano di un altro pianeta. La Dinamo bloccò l’Arsenal di Bergkamp sull’1-1. Il ‘pres’ mise a disposizione l’aereo privato, voleva un parere di un certo tipo. Io e il mio vice non avevamo dubbi. Andava preso, punto. Berlusconi lo bloccò dopo quella notte. Il resto è storia”.

Sono passati 23 anni. Oggi Sheva sfida il Milan da allenatore del Genoa - Se lo conosco un po’ non avrà dormito neanche un minuto. Parliamo di un ragazzo sensibile, introverso, di sentimenti. È troppo legato ai rossoneri, per Galliani e Berlusconi è come un figlio. Ha segnato a raffica e vinto tutto. Nei suoi occhi, oggi, ci sarà tutto ciò che ha vissuto in rossonero”.

Sette anni di gol, trofei, vittorie… allenamenti - Non si fermava mai. Ricordo le prime sedute con noi. A fine sgambata, dopo due ore e mezza di corsa e tattica, si avvicina ai compagni e fa: ‘Tutto qui? Non c’è un’altra ora?’. Infaticabile. L’ho visto allenarsi perfino con i suoi vestiti, da solo, senza i pantaloncini”.

In borghese? Come mai? - Lo scenario è questo: siamo in ritiro, do il pomeriggio libero alla squadra, ma Andrij non è d’accordo. Mi dice che vuole allenarsi lo stesso, ma dico di no. Avevo bisogno che la squadra fosse al top in vista dei giorni successivi. Di conseguenza, dopo aver parlato con Sheva, invito i magazzinieri ad andare a casa dalle famiglie perché tanto non ci sarebbe stato nessuno. ‘Se arriva qualche giocatore non dategli nulla, né pantaloncini né magliette, non devono allenarsi…”.

E Sheva cos’ha fatto? - Vado a riposarmi in stanza, sto un paio d’ore sul letto in pieno relax, poi apro la finestra e dal balcone vedo un ragazzo che corre avanti e indietro sul campo. Indossa i suoi vestiti, sta facendo le ripetute. Intorno non c’è nessuno. Ovviamente sa già chi è. Andrij era così. Non conosceva il riposo”.

Con lei ha sempre avuto un bel rapporto - Di recente ci siamo visti a Dubai. Era venuto a vedere lo Shakhtar. Siamo legati, gli voglio bene. Spero che a Genova faccia bene”.

Ecco, come lo vede? - “Pensavo partisse dalla Premier, sono sincero, ma è molto legato all’Italia. Non si è fatto scappare questa chance. Poi Tassotti è uno che conosce tutto e tutti. Ci vorrà un po’ di tempo per adattarsi alla Serie A, ma ho fiducia”.

Qualche consiglio? - In queste prime due partite ho visto una squadra lineare, basica, preoccupata di non prendere gol. Deve prenderci la mano, ma Sheva è un tipo equilibrato, tosto, sa cosa significa sentire la pressione”.

Difficile fare un pronostico -“Quando era calciatore l’ho sempre paragonato a una calamita. Intuiva dove sarebbe arrivato il pallone. Da allenatore è tutta un’altra cosa. Ripeto: serve tempo, ma sono straconvinto che farà bene”.

Domanda secca: prima o poi allenerà il Milan? - Glielo auguro. Chiuderebbe un cerchio iniziato anni fa, in quella notte a Wembley...”.