Boateng: “L’esperienza al Milan mi ha fatto diventare uomo. Razzismo? Si possono fare tante cose”

Boateng: “L’esperienza al Milan mi ha fatto diventare uomo. Razzismo? Si possono fare tante cose”

Ecco le parole di Boateng

di Redazione Il Milanista

MILANO – Kevin-Prince Boateng durante questa sessione di mercato è passato al Barcellona. L’ex Milan e Sassuolo è stato intervistato per il programma di Sky Sport “I Signori del Calcio”.

Al Milan sono cresciuto e diventato uomo, perché giocavo con uomini, non giocavo più con ragazzi ma con uomini veri. Questa idea di diventare uomo mi ha fatto sempre un po’ paura. Perché pensavo che quando sarei diventato uomo avrei dovuto smettere di giocare e avrei dovuto trovare un lavoro. Lì mi ha aiutato a diventare uomo. Ci sono stati tanti giocatori che mi hanno mostrato come si fa a esserlo. Lo Scudetto l’ho vissuto in ogni partita. Veramente non ho mai pensato allo Scudetto, poi nell’ultimo mese certamente mi sono detto: “É lì e lo dobbiamo prendere”. Quante emozioni, era veramente come un film! Quando ha fischiato l’arbitro a Roma io non sapevo cosa fare, perché era il primo trofeo importante vinto come protagonista e non sapevo davvero cosa fare. Ho abbracciato tutti. Tantissime emozioni, bellissimo”.

 IL GOL SEGNATO AL BARCELLONA –Fu un gol fantastico! Contro il Barcellona, la squadra più forte del mondo e con i giocatori più forti del mondo. È stato un momento felice della mia vita».

L’AVVENTURA CON IL BARCELLONA – “Sono venuto al Sassuolo per lavorare con De Zerbi in una società molto seria. Nella mia vita ho avuto tanti ‘up & down’, su e giù, per quello ho pensato di venire in una squadra e in una società tranquilla, che mi aiuta a stare un po’ più tranquillo. Fra Barcellona e Real Madrid scelgo il Barcellona, perché gioca un calcio che vogliono giocare tutti». 

SUL RAPPORTO CON IL FRATELLO JEROME –In Germania mi classificarono come bad boy. Seppur facciano parte di me, non erano molto positive. In Germania sono molti “rigorosi”, molto corretti, e a loro non è molto piaciuto questo mio comportamento. Così ho visto che la strada era davvero lunga per entrare nei piani di Löw, quindi mi sono detto “mi vogliono in Ghana e io voglio giocare in Nazionale”.

SUL RAZZISMO “Certamente si possono fare tante cose, io penso che l’ultima cosa che debba fare un giocatore è fermarsi. Io l’ho fatto dalla rabbia e dall’emozione. Però, non dobbiamo arrivare a questo perché siamo esempi e idoli per i bambini e non può essere un esempio per un bambino ‘fermare il gioco’ quando a te non piace una cosa. Dopo, stiamo parlando di razzismo e di non avere rispetto per una persona. Ci sono tante cose che possiamo migliorare come società, come calcio in generale. Possiamo fare molto di più. Se significa aiutare e dare segnali abbracciandosi ad ogni partita o ogni giorno lo dobbiamo fare. Chiudere lo stadio è una sconfitta per tutti perché se alla fine chiudi uno stadio hanno vinto gli altri”. 

SUL FUTURO“Ho deciso da tre anni il mio progetto post-calcio: voglio diventare un procuratore, un agente moderno che aiuta i giovani, non uno che si occupa di firme e contratti. Quando ero giovane non avevo un agente e credo che per tanti calciatori agli inizi sia importante potersi affidare a qualcuno più esperto che possa indirizzarli”.

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