Antonini: “Ibra ha sempre la stessa mentalità. Theo è il miglior terzino al mondo. Ma Deschamps..”

Ecco le parole dell’ex giocatore

di Redazione Il Milanista
Antonini con la maglia del Milan

MILANO – Ai microfoni di TMW Radio, durante il programma Stadio Aperto è intervenuto l’ex terzino di Genoa e Milan Luca Antonini.

Sul Genoa –In generale c’è un po’ di confusione, forse troppi giocatori in rosa e l’impossibilità di allenare tutti allo stesso modo. Ci sono turbolenze a livello societario, guardate il povero Faggiano che ne ha subito le conseguenze. L’aspetto generale negli ultimi 2-3 anni è andato male, non c’è programmazione e non vedo giocatori di grande futuro, se non Rovella. Prima la società si riassesterà, prima ne trarranno beneficio i giocatori”.

Servirebbe un’altra programmazione, in effetti. –  “Chi arriva e dopo due mesi vede cambiare il direttore non è tranquillo, se ci mettiamo poi anche l’allenatore che rischia… Ne risentono in toto”.

Il suo Genoa però andava bene. Perché? –  Tanti fattori. C’era una società che aveva una storia recente importante, e poi erano stati presi giocatori che erano uomini prima di tutto. E poi Gasperini, tutt’oggi un grandissimo allenatore. C’erano tutti i presupposti per far bene, e se il primo anno con lui ci salvammo tranquillamente, quello dopo avevamo una squadra forte grazie ai vari Kucka, Perotti e Falque, tutti voluti proprio da Gasperini”.

Sarà l’ultimo anno di Gasperini a Bergamo? –  Per l’Atalanta ha fatto tantissimo, e dopo un certo periodo di tempo arriva il momento di cambiare. Deciderà la società come andare avanti, ma non è una bella immagine quella del Papu Gomez messo da parte in questo modo. Lui ha detto che spiegherà cos’è successo, ma visto quanto fatto per l’Atalanta, sia da lui che da Gasp, vederli in disaccordo non fa bene al calcio“.

C’è chi risente della troppa intensità che chiede? –  L’intensità è una sua prerogativa, le squadre le imposta in base a quello e durante l’anno non molla mai un centimetro, facendoti andare a tutta nella settimana e pretendendo che tu corra anche la domenica. Quello è il suo credo, e visti i risultati incredibili è giusto così: dopo un tot di anni non è facile però riuscire ad andare sempre a 200 all’ora. All’Atalanta però sono maghi nel riuscire a spendere poco e rinforzare la squadra di Gasperini. Ora dovranno sedersi e capire quale sia il miglior futuro“.

Quanto contano le grandi figure nel Milan? –  Faccio il mio esempio: sono arrivato e quando mi giravo vedevo i vari Pirlo, Maldini, Gattuso, Kakà, Sheva… Una realtà di giocatori stratosferici, che però lavorano a testa bassa. Ti fanno da esempio e non puoi certo non rimboccarti le maniche e fare lo scansafatiche. Al Milan serviva tempo per ripartire e creare un’ossatura importante. Ora chi arriva inizia ad trovare una realtà dallo spessore maggiore, e non può che far bene. Vedi Hauge: magari al Milan di 3-4 anni fa non avrebbe reso così”.

In cosa lo vede diverso Ibrahimovic? –  Non lo vedo diverso, ha la stessa mentalità di tutta la sua carriera. Ibra è quel tipo di uomo perché vuole il 100% da tutti, dato che lui è il primo a darlo. Se vede che hai qualità ma non rendi ti sprona a dare di più, e credo proprio che Maldini abbia fatto una scelta incredibile a volerlo a tutti i costi. Ha cambiato la mentalità di una squadra senza troppa personalità”.

Quanto è forte Theo Hernandez? –  Secondo me, azzardo, in questo momento è il miglior terzino al mondo. Mi piace vederlo: quando parte palla al piede è incontenibile, freddo e lucido davanti al portiere, fisicità impressionante e una crescita di partita in partita. Acquisto azzeccatissimo, Maldini è un grande dirigente”.

Solo Deschamps non se ne accorge… –  Non voglio dire che sia una cosa scandalosa, ma qualcosa non quadra”.

In cosa è cresciuto Maldini? –  “Lui è entrato in punta di piedi quando c’era Leonardo, e in questi anni è cresciuto tanto anche grazie alle responsabilità che ha avuto. Vederlo al campo poi, poco da fare, ti stimola”.

Alla base della fatica precedente, quindi, la mancanza di punti di riferimento? –  Sì, e poi negli ultimi anni dell’era Berlusconi non c’era più lo zoccolo duro che ha dato spessore e carisma alla squadra. Un po’ di sbandamento l’hanno avuto, ma con le persone giuste al posto giusto torna tutto. Dispiace che non ci sia Boban, figura importante in più, ma Maldini ora basta e avanza”.

Come si spiega la crisi della Fiorentina? –  Eh… Il presidente è arrivato con voglia di riportarla dove merita, di dare lustro a una piazza che nella sua storia ha avuto grandi calciatori. Non riescono a ripartire nonostante un potenziale incredibile: nel calcio ci vuole anche fortuna, e la Fiorentina ne ha avuta ben poca. Vedi il Milan: quando le cose non vanno si aspetta, e con la giusta organizzazione poi puoi tornare in alto. Deve farlo”.

Il Napoli è da Scudetto? –  “Gattuso lo ammiro come uomo, è stato tra i compagni di squadra che mi hanno aiutato tantissimo ad entrare nell’idea Milan. Si vedeva già cosa avrebbe potuto fare, e ha avuto voglia di arrivare, andando ovunque pur di allenare, senza guardare classifiche e categorie. Ha dato una sua impronta alla squadra, che secondo me può ambire allo Scudetto. Gli stanno mancando quei giocatori, come Osimhen, per l’ulteriore salto di qualità”.

La Juventus di Pirlo? –  “Andrea si è preso una bella responsabilità e l’ha fatto con coscienza. Giusto non tirarsi indietro davanti alla Juventus ma gli serve anche il tempo per incidere: si inizia ad intravedere qualcosa di quello che chiede da inizio stagione. Va ricordato che non ha avuto quasi tempo, in quel momento, per allenarli. Ora raccolgono i risultati, e se ingranano se la giocano per lo Scudetto con le altri, sicuramente“.

Come si trova da procuratore? – “Più che procuratore faccio il consulente per Vincenzo Morabito, e mi piace perché, tranne ora col Covid, giro per l’Europa e vedo molte partite” 

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