Sconcerti: “Da un momento all’altro dovrà partire il modo per coprire il debito”

Sconcerti: “Da un momento all’altro dovrà partire il modo per coprire il debito”

Le parole del giornalista a RMC Sport

di Redazione Il Milanista

Mario Sconcerti ha parlato a RMC Sport:  “Se parliamo del Milan, da un momento all’altro dovrà partire il modo per coprire il debito. Questo tipo di progetto prevede che il debito che ha permesso di acquistare la squadra e andare avanti, un debito che pesa per la maggior parte solo sul proprietario cinese e molto meno sulla società. Questo è un problema perché una cosa è finanziare una grande società di calcio, con la propria storia e il proprio marchio, un’altra è finanziare il singolo proprietario. Per cui, non c’è dubbio che molto presto, più che a rifinanziare il debito, lasciandolo intatto e aggravandolo di tanti interessi annuali, servirà cominciare a pensare a coprire il debito. Altrimenti la gestione diventa secondo me inevitabilmente preoccupante. Inoltre, mi sembra che il Milan spenda molto per la gestione annuale. 220 milioni per un sesto posto sono tanti”.

FUTURO – “Io credo che se prendi Reina cedi Donnarumma. Mi sembra una soluzione automatica. Ora il debito non lo si ripiana con i calciatori. Per debito si intendono anche i soldi che il cinese ha speso per comprare la società. Li è stato bravo a tenere su di sé il debito, e non farlo pesare sulla società. In tutta questa storia, va detto che il Milan non corre pericolo di scomparire sotto i debiti del cinese ma è Li che corre il rischio, si accolla le conseguenze di un debito colossale. La storia del Milan va divisa da quella del proprietario cinese, e non è una bella cosa. Il Donnarumma lo puoi vendere a più di 60 milioni ma copri solo gli interessi del debito, difficilmente può arricchire. Per coprire il debito devono cominciare a fruttare i progetti, lo sfruttamento del marchio in Cina, il fatto che il Milan arrivi alla borsa cinese. La mancanza di riferimento vero è la grandezza della Cina, quello che posso dire per quanto riguarda l’Europa le società che sono andate in borsa hanno fatto mosse di speculazione. I grandi fondi non hanno mai investito nel calcio. È una contraddizione mettere soldi su un pallone che rotola, io sono scettico. Non conosco la Cina, è un paese grande tre volte l’Europa, non so quali risorse ci possano essere. Ho molti dubbi”

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