Quanti soprannomi in serie A! Ecco le spiegazioni dei più strani

Quanti soprannomi in serie A! Ecco le spiegazioni dei più strani

Affibbiare nomignoli ai compagni di squadra è da sempre l’attività preferita dai calciatori, andiamo a vedere alcuni davvero particolari come sono nati

I grandi del passato

Milano – Uno dei soprannomi che ancora sentiamo spesso in telecronoca è “lo Zio”, ovvero Beppe Bergomi. Il perchè è molto divertente: Giampiero Marini fu colpito dai baffi del giovanissimo Giuseppe Bergomi quando il difensore cominciò ad allenarsi con la prima squadra dell’Inter. “Davvero hai solo 18 anni? Sembri il mio vecchio zio”, disse Marini. Da allora, Bergomi è lo Zio per tutti. Un altro nomignolo celeberrimo che i tifosi milanisti ricordano perfettamente è “il Cigno di Utrecht”. Van Basten fu così chiamato per la classe e la bellezza delle movenze con cui si muoveva sui campi da gioco e per il luogo di nascita. Sempre in casa rossonera, un altro olandese ottenne un soprannome davvero strano: il “Tulipano Nero”. I tifosi chiamarono così Gullit per il colore della pelle e il simbolo del Paese di provenienza, ottenendo un  qualcosa di incredibile. A Milanello venne anche affibbiato il soprannome Billy, che ancora oggi accompagna Costacurta. In uno dei suoi primi allenamenti, venne pizzicato nel palleggiare con le mani. Era il 1980, periodo in cui dominava la Billy Milano: “Ma te ste chi a fa? Va giuca’ al Billy” gli disse un compagno di squadra, e così Costacurta ha questo soprannome di una marca di succhi di frutta da trent’anni. CONTINUA A LEGGERE

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