Mirabelli alla Gazzetta: “Non abbiamo preso nessun flop”

Mirabelli alla Gazzetta: “Non abbiamo preso nessun flop”

Le parole del ds rossonero alla rosea

di Redazione Il Milanista
Mirabelli sul sorteggio
MILANO – Massimiliano Mirabelli ha concesso una lunga intervista alla Gazzetta dello Sport, in cui ha parlato del mercato rossonero sia in ottica presente che passata. Queste le sue parole:
C’è qualche nome nei piani del Milan? “Piano, piano. Sto parlando di aggiornarsi, non di mercato. In entrata non faremo nulla, ve lo dico come informazione ufficiale. In uscita qualche movimento ci potrebbe essere, ma cose piccole. I nomi sono quelli che stanno circolando, quello che ha le richieste più concrete è Gustavo Gomez dal Boca”.
Ok, niente entrate allora. Però un vice Kessie servirebbe.
“Il ragionamento ci sta, ma vi chiedo: dopo averne acquistati undici, siamo sicuri che prenderne un dodicesimo sarebbe la scelta giusta? In estate è stato un mercato importante ma non ne ho nostalgia, per tutto c’è un tempo. Oggi credo che la soluzione sia già in casa. Per esempio Montolivo. Il nostro imperativo è la valorizzazione della rosa già esistente”.
Anche perché in diversi sono sotto rendimento, nonostante il grosso investimento economico del club: col senno del poi, si sarebbe potuto spendere qualche milione in meno?
“Non mi sembrano cifre eccessive. Tutti considerano l’esborso complessivo, io invece invito a scorporarlo e analizzarlo. Non abbiamo strapagato nessuno e vi dirò di più: se, in pura teoria, domani mettessimo qualcuno dei nuovi sul mercato, andremmo a guadagnarci”.
In questo momento c’è qualche giocatore in particolare su cui continua a scommettere?
“André Silva e Calhanoglu”.
C’è qualche operazione che non rifarebbe?
“No, li ritengo tutti giocatori validi, che formano un gruppo solido e ci danno tranquillità per il futuro. Sono lo zoccolo duro del Milan e nonostante molti di loro non stiano rendendo in base alle aspettative, a livello patrimoniale non esiste alcun flop. E poi ci si dimentica di un piccolo particolare: la nostra gestione è fatta anche di cessioni e di rinnovi. Dalle vendite abbiamo incassato una buona cifra e poi basta passare in rassegna chi ha rinnovato il contratto: Donnarumma, Suso, Cutrone, Calabria, Plizzari. Che nomi vi sembrano? Date voi un valore. Io dico che patrimonialmente è un incremento importante, la nostra è una cassaforte piena di valori”.
Insomma, lei non cambierebbe nulla della vostra strategia.
“Forse avrei meno fretta su alcune scelte gestionali”.
Quella di Donnarumma che gestione è stata?
“Gigio ha rinnovato con grande gioia e ha sempre espresso la volontà di restare al Milan. Noi saremmo felicissimi se finisse la carriera qui. Nel momento in cui non avesse più desiderio di restare, cosa che non ci risulta, ne favoriremmo l’uscita. Controvoglia non resta nessuno”.
Parte del futuro, però, è legato al settlement agreement: preoccupato?
“Noi siamo, e saremo, all’interno delle regole e dei paletti Uefa. La nostra macchina di costruzione andrà avanti, senza preoccupazioni”.
La Uefa ha dei dubbi su Li Yonghong, che da voi dista migliaia di chilometri: è un problema?
“Per nulla. A me non sposta niente: i soldi arrivano regolarmente e poi c’è David Han Li, molto presente e grande intenditore di calcio. Inoltre ha il pregio di non interferire mai col lavoro altrui”.
Ci dica la verità, quali sono i suoi reali rapporti con Fassone?
“Siamo una coppia di fatto, due corpi e un’anima. Non si fa nulla, se non condiviso. Il resto sono illazioni”.
A proposito di condivisione: è valsa anche per il mercato estivo con Montella?
“Abbiamo condiviso tutto, a partire da una campagna acquisti così aggressiva, tant’è vero che ho conservato i messaggi entusiasti che mi mandava, per esempio, durante la trattativa Bonucci. Provo dispiacere per come è finita, a livello affettivo e professionale. Se avesse funzionato come avrebbe dovuto, il Milan sarebbe in Champions e lui al suo posto”.
Oggi invece c’è Gattuso.
“Avevamo bisogno di dare un segnale forte ai giovani in termini di Dna milanista. Rino è stato scelto: punto. Non è stata una soluzione di ripiego, me ne assumo le responsabilità e sono felice di come sta lavorando. Occorreva passare attraverso il lavoro sodo per migliorare, con l’aggravante che era già dicembre. Ho trovato uno che lavora più di me, ce lo diciamo anche in dialetto calabrese: “Mi stai esaurendo”…”.
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