INTER-MILAN: Un derby all’insegna dei gol, ma questa volta non può esserci amicizia

INTER-MILAN: Un derby all’insegna dei gol, ma questa volta non può esserci amicizia

Sarà un derby all’insegna dei gol e del rapporto stretto tra due grandi, Sinisa e Roberto, grandi amici che incroceranno le spade nella serata di domenica.

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Di Andrea Colacione

Inter-Milan è un derby sulla carta molto aperto ed in cui non dovrebbero mancare certamente i goal, ma è anche un derby nel derby con i due tecnici, super amici, che si scontreranno per la prima volta nella stracittadina del capoluogo lombardo.
Così amici, così carismatici ed anche vincenti (soprattutto da giocatori) ma anche al tempo stesso così diversi, soprattutto nel carattere.

ROBERTOO & SINISA, NEMICI AMICI – Roberto Mancini è stato un genio da calciatore ed un predestinato da tecnico: un uomo baciato dalla fortuna e dalle giuste amicizie che gli hanno permesso di arricchirsi e di saltare tutta la gavetta, mentre “Miha” si è conquistato tutto sul campo, con i suoi metodi da sergente di ferro ma anche dimostrando una notevole preparazione sia nel gestire gli spogliatoi che nell’equilibrio tattico delle sue squadre, producendo un mix tra buon calcio ed un calcio efficace ed equilibrato. Mancini ha vinto (soprattutto la Premier con il City all’ultimo respiro) ma finora ha in parte convinto ed in parte no; riuscendo comunque a rimanere sulla cresta dell’onda e soprattutto ha il merito e la fortuna di riuscire a farsi comprare da qualsiasi presidente tutto ciò che chiede o quasi. Insomma: è tutt’altro che un aziendalista e può permettersi persino di alzare la cornetta oltre oceano, convincendo chiunque ad assecondare le proprie voglie ed i propri desideri. Un merito e una fortuna ma nonostante i suoi modi british non vi è alcun dubbio che la personalità non gli manchi. Mihajlovic è un duro nello spogliatoio e tiene sempre segreti i rapporti con i propri datori di lavoro, lavando i panni sporchi in famiglia e segregando dentro ai propri pensieri eventuali urla o malcontenti , evitando così di farsi strumentalizzare da una stampa famelica, sempre alla ricerca del pettegolezzo, di qualche crepa o della notizia a sensazione. Entrambi però, ciascuno con i propri metodi, riescono a creare feeling con i propri giocatori e a farsi ascoltare nello spogliatoio. Sono cresciuti, si sono divertiti ed hanno vinto insieme, prima nella Samp e poi nella Lazio ma poi pur rimanendo profondamente amici, hanno intrapreso strade differenti, come era inevitabile che fosse, dopo che l’uno (Mihajlovic) è stato addirittura secondo dell’altro (Mancini). Mancini cerca sempre il dialogo ma quando serve sa farsi ascoltare anche con le urla, mentre il serbo è molto più diretto e se qualcuno non ascolta i suoi diktat fa tremare le pareti. Mancini l’Inter l’ha prima voluta e poi l’ha ritrovata dopo tante esperienze estere, mentre Mihajlovic ha prima giurato di dire no al Milan e poi ha spergiurato, raccogliendo l’invito del Cavalier Berlusconi.

IN CERCA DI RILANCIO – Entrambe le società, dopo un calvario sin troppo lungo, in cui hanno toccato i minimi storici, quest’estate hanno speso molto ma per chi scrive l’Inter lo ha fatto molto meglio. Entrambe finora nonostante la classifica sono partite non troppo bene ma mentre Mancini ha affermato che in fondo va bene così, Mihajlovic ha avuto la grande onestà non soltanto di riconoscerlo, ma anche di piombare davanti a microfoni e taccuini (cosa assai rara per gli altri allenatori) dopo la vittoria contro l’Empoli, affermando senza mezze misure che il gioco non si è visto e che i tre punti sono stati profondamente immeritati e frutto soltanto del grande talento e fiuto del gol della nuova coppia di attaccanti sudamericani. Gli fa onore! Mancini ha preteso per l’ennesima volta di rivoltare la squadra come un calzino, mentre Mihajlovic si è in parte fidato della società che gli ha messo a disposizione un attacco stratosferico o quasi ed ha fatto da solo per gli altri reparti, spendendo a mio avviso troppo per Romagnoli e Bertolacci. Entrambi hanno l’imperativo categorico di non poter e non dover fallire e non è detto che tutti e due o uno dei due ce la faccia. Mihajlovic a mio avviso paga una difesa ed un centrocampo sicuramente neanche lontanamente paragonabili ad un attacco che ha tanto e forse anche troppo ma dovrà gestire la “spina” o “mela marcia…” Balotelli. Lui sa come si fa ma bisognerà vedere se alla fine riuscirà a spuntarla su un calciatore forte ma sopravvalutato e che vive da sempre dentro la propria arroganza, dentro il proprio essere infantile e dentro ad un personaggio cucitogli addosso dal giornalismo “gossip” o “spazzatura”. Mancini ha avuto tutto ma finora in questo inizio stagione ha vinto solo grazie alla fortuna ed al talento dei singoli. Il gioco continua a latitare; non è sciolto e la manovra è sin troppa lenta ed a mio avviso (avendo seguito l’Inter anche nel precampionato) potrebbe anche aver sbagliato la preparazione. Ma se pure fosse così, potrebbe farcela ugualmente perché la rosa è ricca e talentuosa e perché è un uomo fortunato. Ed i segnali arrivati nel finale contro Atalanta e Carpi già offrono in tal senso adeguati spunti e riflessioni. La squadra è cucita apposta per i suoi desideri che comunque sia sono ancora in fase di sperimentazione. 4-3-1-2 con la variante del 4-3-2-1 o roba simile. Un giusto mix tra chili e forza fisica, tra talento e fiuto del gol. Ed ora l’abito va soltanto cucito sulle spalle della Beneamata. Il tecnico di Jesi per questo derby riabbraccerà Icardi, altro carattere non troppo semplice ma a cui Wanda Nara sembra aver giovato ma che soprattutto in zona gol non tradisce quasi mai. E poi avrà in più anche Perisic e Ljajic che andranno a completare una già abbondante collezione di farfalle. Questo derby non ci dirà tutto ma ci dirà già qualcosa se non addirittura abbastanza… E perderlo potrebbe essere già troppo pericoloso perché scatenerebbe malcontenti e malumori all’interno dei rispettivi gruppi ed in seno ai rispettivi patron ed alle rispettive tifoserie. Un pareggio non lascerebbe sul campo né morti e né feriti ma se non arriverà attraverso il gioco e prove convincenti , rischierebbe di rivelarsi semplicemente un’illusione traditrice.

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