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Notizie Rassegna Stampa
2/22/12, 08:13 - 190 Visite
MILAN/ Calcio: Thiago Silva, "Il Milan è ancora affamato"

Il Milan si era perso, ora però si è ritrovato. In molti l'avevano pensato, ma solo adesso Thiago Silva l'ha ammesso e riconosciuto. Forse perché il successo strappato a Udine, seguito dalla scoppola rifilata all'Arsenal, ha tutto per determinare una svolta nell'annata Non si aspettava una Juve così forte e lo dice apertamente rossonero. Prima, invece, il Milan pensava di vincere facile e, solo quando si è trovato sull'orlo del baratro, ha compreso quanto potesse essere in pericolo. Soprattutto se poi si scoprono avversari inattesi. Come la Juve, che il difensore brasiliano non immaginava così forte e che invece è già riuscita a mettere sotto due volte i rossoneri. E sabato arriva l'occasione per una grande rivincita. Thiago Silva, cosa deve cambiare nel Milan per evitare un'altra sconfitta? «Ridurre al minimo gli errori. Ne abbiamo sempre commessi troppi quando abbiamo sfidato la Juve ed è molto strano per noi. Quella bianconera è una squadra pericolosa da affrontare, perché è in grado di punirti e di andare in gol ad ogni disattenzione. Tra le qualità degli uomini di Conte c'è proprio la capacità di ripartire velocissimi. In campo, hanno un atteggiamento diverso da tutte le altre formazioni Ma spiega anche il motivo della rinascita rossonera che abbiamo incontrato». E un occhio particolare per Pirlo? «Per tutti, non soltanto per lui. Anche se Andrea resta l'elemento che da cui passa tutto il gioco». Ad agosto, al trofeo Berlusconi, le distanze apparivano ancora significative. Si aspettava una Juve così forte? «Sinceramente no. Ma i bianconeri hanno dimostrato di avere una rosa di qualità, guidata da un allenatore fortissimo come Conte. Stanno facendo benissimo ma noi possiamo batterli». Eppure, fino ad una settimana fa, il Milan sembrava in difficoltà. Poi è arrivata Udine?«E' vero e lì c'è stata la svolta. Non so cosa sia effettivamente accaduto in quell'ultimo quarto d'ora, anche perché i primi 70' di gara non erano stati positivi per noi. All'improvviso c'è stato un cambiamento. Non solo abbiamo segnato due gol ma è stato completamente diverso il nostro atteggiamento». Il campione dell’Arsenal è in grado di farti girare la testa con i suoi movimenti, che sono tutti verso la porta. Uno alla Inzaghi: come Pippo, fa male importanti quei 15', allora, dei 4 gol all'Arsenal? «A mio avviso sì. E in quel frangente che è scattato qualcosa in noi, fermo restando che anche il successo sui Gunners è stato importante e prezioso. Vincere in quel modo, negli ottavi di Champions, contro un avversario di valore non accade spesso. Tanto più che all'esterno continuavano a ricordare la tradizione negativa del Milan contro le squadre inglesi. Le verità è che se siamo aggressivi e attivi, se giochiamo a mille all'ora come vuole Allegri, possiamo fare male a tutti. Compreso il Barcellona. Ripeto, però, che per la nostra autostima è stato fondamentale il match di Udine». Qual era il male del Milan? «Non avevamo più fame. Non sentivamo più la stessa voglia di vincere. E per un gruppo di qualità come il nostro sono proprio le motivazioni a fare la differenza». Perché era scomparsa la fame? «E' accaduto Non so cosa stia capitando al mio compagno brasiliano. Ultimamente mi succede di sentirlo di meno, perché lui è in palestra e io in campo dopo la Supercoppa a Pechino. Abbiamo cominciato il campionato e non eravamo più gli stessi. Nella nostra testa c'era l'idea di poter vincere facilmente un altro scudetto. Ma il calcio non è così, ogni minuto può cambiare tutto. Adesso, però, siamo tornati quelli dell'anno scorso». Al momento giusto allora: in tempo per la sfida scudetto? «Calma, io credo che sarà meglio un pizzico di prudenza. Dopo quella di sabato mancheranno ancora tante gare. E, per quanto ci riguarda, sul nostro percorso avremo sfide insidiose, come la trasferta a Palermo, la Roma che si presenterà a San Siro e l'Inter. E' vero che i nerazzurri non stanno andando bene, ma un derby è sempre un derby». Insomma, non c'è la stessa pressione che si avvertiva per un altro derby, quello di ritorno dello scorso torneo? «Devo dire che io non sento una pressione particolare. Andranno due squadre che Dopo la Supercoppa a Pechino non eravamo più noi stessi, nella testa c’era l’idea di poter rivincere facile. Ma il calcio non è mai così stanno giocando bene. Conterà per lo scudetto, ma non sarà decisiva in senso assoluto». Meglio che ci sia Ibra, però... «Lui è un giocatore incredibile, che può vincere le partite da solo. Ma se dovesse mancare, ci sarebbero altri attaccanti di valore. Mi riferisco ad El Shaarawy e a Maxi Lopez». Ma sarebbe giusto che Ibra potesse scendere in campo? «Deve giocare perché una partita è sempre più bella quando ci sono i grandi giocatori. Zlatan ha dentro di sé ha una tale voglia di vincere che lo può portare a fare male. Intendo dire che, talvolta, può spingerlo ad entrate esagerate. E' successo anche a me, un anno fa, in allenamento. Si tratta pure di una dote, però. Non mi era mai capitato, infatti, di vedere un campione del suo livello lavorare con quella intensità. Ha una concentrazione incredibile». A Pato cosa sta accadendo? «Non lo so. Ultimamente non mi capita La svolta? In casa dell’Udinese, in quell’ultimo quarto d’ora c’è stato un cambiamento. Più importanti quei 15’ dei quattro gol all’Arsenal di parlare spesso con lui, anche perché quando la squadra si allenava sul campo lui era in palestra o viceversa. Ammetto che lo sento meno di prima». Sembra che sia più distaccato dall'universo Milan? «Sinceramente non so cosa dire. E' giovane, ha ancora tanti margini di miglioramento, ma non deve essere facile accettare di fare tante gare buone per poi doversi fermare per un infortunio. Faccio comunque il tifo per lui». Sempre a proposito di attaccanti, quel Van Persie che ha incantato Galliani è da Milan? «Certo. E' un campione e tutti i campioni vanno bene per il Milan. Lui, in più, ha qualcosa di diverso. Non solo perché è mancino. E' in grado di farti girare la testa con i suoi movimenti: sono tutti verso la porta. In questo senso assomiglia a Inzaghi: come lui, Van Persie pensa solo a fare male». In difesa, invece, è meglio giocare al fianco di Nesta o di Mexes? La Juve? Per noi sarà fondamentale ridurre al minimo gli errori, loro ripartono velocissimi Ibra? I grandi devono giocare partite come questa«Non cambia tanto per me. Sono entrambi difensori di qualità e di esperienza. Nesta ne ha ovviamente di più e, infatti, nei momenti maggiormente delicati riesce sempre a dare tranquillità alla squadra e a me. Sandro parla sempre tantissimo. Siamo arrivati a litigare nelle prima gare insieme, perché non stando mai zitto non mi lasciava tranquillo».
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