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2/6/12, 08:08 - 145 Visite

MILAN/ Calcio: Impatto zero, Milan sprecone

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Zlatan Ibrahimovic va orgoglioso di una verità che ha voluto stampare sulla copertina della sua biografia: «Puoi strappare il ragazzo dal ghetto, non il ghetto dal ragazzo». Significa convivere con una zona buia, istintiva e ingovernabile che ogni tanto, come da bambino, gli impone di farsi giustizia da solo. Ieri lo ha fatto al 19' del secondo tempo con una manata da bullo a gioco fermo ad Aronica, lasciando in dieci la squadra e probabilmente togliendole 2 punti perché nel primo scorcio della ripresa il Milan aveva avuto una mega-occasione con Robinho e altre tre minori. Stava crescendo dopo un brutto primo tempo. Il Napoli era in difficoltà. 

Quanti errori Se non altro, l'espulsione di Ibra ha stimolato una orgogliosa reazione dei rossoneri che non hanno mai sofferto l'inferiorità numerica e al 40' si sono giocati con Binho il contropiede dei tre punti. Ciò ha permesso ad Allegri di lodare la prova del Milan e di parlare di spirito ritrovato. Dall'altra parte, la propaganda di Mazzari ha lucidato il suo punticino, ha illustrato la prestazione di un Napoli uscito imbattuto dal campo dei campioni d'Italia e sempre impegnato alla ricerca della vittoria. Non è così. La verità è che in una brutta partita, con strafalcioni tecnici inaccettabili in un presunto duello scudetto, giocata sotto ritmo, trovando la porta solo con ripartenze, entrambe le squadre hanno più colpe che meriti e tanti motivi per essere preoccupate. Uno di questi è la Champions che bussa alla porta: giocando così, a questo ritmo, non si va lontano.

Milan lento Appurato che il solo Ibra play defilato non basta più e che, da quando ha trasformato Nocerino in un bomber, lo tengono d'occhio ancora di più, Allegri si dota stavolta di due ulteriori polmoni creativi: Seedorf nel ruolo di trequartista, Emanuelson interno destro, lì dove ha infierito l'emergenza. L'idea non paga. Contro un Napoli chiuso, un Milan lento di gambe e nella circolazione di palla rimbalza impotente. Nel primo tempo viene in mente spesso il Subbuteo: troppi giocatori fermi, che non dettano il passaggio. Manca solo che entri Allegri a colpirli sulla schiena per farli avanzare. Quando la curva alla mezz'ora invoca «11 leoni», ha la giusta sensazione che manchi quella cattiveria agonistica che ha sempre caratterizzato la banda Allegri e che, alla vigilia, il tecnico ha richiesto dopo la brutta prova di Roma. Invece il giusto furore emerge solo nella ripresa e, ancora di più, dopo l'espulsione di Ibra. Qui deve ritrovarsi davvero il Milan: agire subito con la logica (Aquilani?), la fisicità (Boateng?) e la tecnica (Pato?) del suo gioco, non solo reagire d'istinto e di nervi allo sberlone. Le assenze pesano, ma si può fare meglio di così.

Napoli timido Con Dzemaili al posto dell'involuto Inler, Mazzarri arretra Hamsik con due scopi: affidargli la regia e irrobustire la mediana davanti alla difesa. Lavezzi resta costantemente ad altezza Cavani. Il Napoli si difende di regola con otto uomini. Troppo, viste le difficoltà di questo Milan e visto come riesce affondare il volonteroso Zuniga. Partisse più da lontano pure Lavezzi, farebbe danni anche maggiori, incrociando il tenero Emanuelson. Ancora più grave la timidezza quando il Milan resta in dieci: nell'atteggiamento e non solo nelle scelte (solo 10 minuti per Pandev). Il Napoli subisce più che spaventare. Ha una buona occasione con Cavani, ma ne concede una a Robinho. In tutta la partita ha inquadrato una sola volta la porta. Troppo poco davanti a un Milan così rattoppato e dimesso, per una squadra che ripete di essere cresciuta in personalità, che deve risalire la classifica e non vince da un mese. Stavolta l'arbitro è pure un signore da ringraziare: meritava il rosso anche Aronica e il fallo di Gargano su Robinho nel primo tempo poteva essere rigore.

Cercasi Pato Alla fine comunque, i due tecnici recitano la parte di quelli felici. Dovranno lavorare molto, se vorranno esserlo sul serio. Allegri sabato a Udine non avrà Ibra e Van Bommel, uno dei migliori, ieri. Quando lo scorso anno i nervi di Ibra lasciarono orfano il Milan per 5 giornate, sbocciò Pato e tirò avanti la baracca. Ecco, al Diavolo ora serve qualcosa del genere.

gazzetta dello sport

il milanista 

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