Da portiere di Serie A a magazziniere: la parabola di Pagotto

Da portiere di Serie A a magazziniere: la parabola di Pagotto

Ecco le parole di Pagotto ai microfoni de “Gianlucadimarzio.com”

di Redazione Il Milanista

MILANO – Ai microfoni del portale “Gianlucadimarzio.com” è intervenuto l’ex portiere del Milan Angelo Pagotto, l’uomo che mandò in panchina e che fece vincere all’Italia l’Europeo Under 21.

Ecco le parole del ragazzzo che parò i rigori a De la Pena e Raul –  “Mi chiamò il Milan. Avrei dovuto capire che era troppo presto per fare quel passo. L’anno prima avevo avuto la forza di rifiutare la chiamata di Moggi alla Juve, quell’estate invece ascoltai i consigli del mio procuratore. Fu un disastro. Feci panchina per mesi, poi Sacchi mi diede una possibilità viste le incertezze di Rossi. All’inizio andò bene, poi tornai a sedere dopo una sconfitta contro il Parma“.

ERRORE CON LA SAMP – “Il destino mi punì… Non ero pronto per quel contesto. Avevo bisogno di un clima familiare per rendere, come quelli di Pistoia e di Genova“.

PERUGIA E LO SCUDETTO DEL ’99 – “Alla prima partita del campionato perdemmo 4-3 in casa con la Juventus. Pioveva a dirotto, sia io che Peruzzi commettemmo degli errori. Alla fine il presidente Gaucci disse che mi ero venduto la partita. Alessandro Moggi era il mio procuratore, nella sua testa avevo fatto un favore al padre. Mise in mezzo anche Tovalieri. Chiese a Castagner di escluderci. E il mister lo assecondò. Mi spostai a Reggio Emilia in B da febbraio, mentre il Milan vinceva lo scudetto a Perugia con le parate di Abbiati. Al cui posto avrei dovuto essere io, se in estate non avessi chiesto al Milan di liberarmi. Strana la vita eh?“.

STAGIONE 1999/00 POSITIVO ALLA COCAINA DURANTE I TEST PER L’ANTIDOPING – “Pensai subito a un errore. Non avevo mai avuto lontanamente a che fare con certe sostanze. La magistratura aprì un’indagine. Fu appurato che il controllo era stato fatto senza le dovute norme di sicurezza. Un inquirente mi disse testualmente che aveva capito che era stato commesso un reato ma non c’era la pistola fumante. Fui licenziato dal Perugia per giusta causa. Persi un contratto importante e la reputazione. Io so la verità e questo mi basta. Quando ho sbagliato, l’ho ammesso. Ma quella volta ero innocente e lo ripeterò fino alla morte. Fui analizzato anche nelle settimane precedenti e in quelle successive. Solo quella volta i valori erano sballati”. 

ANCHE NEL 2007 –  “Mentre riempivo quella provetta non pensavo alla cazzata che avevo fatto. Avevo sniffato più di dieci giorni prima, non valutando le conseguenze di quella follia“.

IL PRESENTE E’ UN LAVORO COME MAGAZZINIERE A PRATO – “​Questa è la mia vita oggi. Sette ore al giorno. Non mi spaventa, ringrazio mia sorella che mi ha trovato quest’impiego. Da quando ho dovuto smettere col calcio, mi sono rimboccato le maniche. Ho fatto il cuoco, il pizzaiolo, sono andato in Germania. Ho lavorato di giorno e di notte, lavando piatti e riprendendo in mano la mia vita. Sono ancora in piedi“. Intanto, Leo chiude sui social: ecco il nuovo Paquetà > CLICCA QUI

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