I ragazzi del Gasp: dopo l’Atalanta arriva il calo. Caldara, è il momento della verità

I ragazzi del Gasp: dopo l’Atalanta arriva il calo. Caldara, è il momento della verità

Caldara deve prendersi il Milan

di Redazione Il Milanista

Di Giovanni Manco

MILANO – Jovanotti cantava che la vertigine non è paura di cadere, ma voglia di volare. Spesso infatti, la voglia di volare, di arrivare, causa più di qualche problema nel processo di crescita di un calciatore. Poi ci sono i ragazzi del Gasp: quelli che nella “piccola” Bergamo si sono affermati nel novero delle grandi stelle del calcio italiano e poi si sono schiantati nella realtà del calcio dei grandi palcoscenici. C’è Gagliardini, che dopo sei mesi di fuoco ha sentito il prurito ai piedi ed è volato all’Inter illudendo le aspettative: il mediano non si è mai affermato ai livelli messi in luce con la maglia dell’Atalanta, pur godendo (ancora ora) della stima di Spalletti. Vai a capire se perché il tecnico ci crede davvero o se perché non si può far sciupare in panchina un investimento da più di 20 milioni di euro. Questa è la storia dei ragazzi del Gasp: e Cristante? 12 gol nella scorsa stagione all’Atalanta e poi il passaggio alla Roma dove, un po’ per questioni tattiche, un po’ per questioni di ambientamento, ancora non è riuscito a riaffermarsi su quei livelli. Questa è la storia dei ragazzi del Gasp: Conti è stato un po’ sfortunato, poverino. Questa è la storia dei ragazzi del Gasp: Kessie sta andando bene dai, ad eccezione di qualche gol mangiato a porta vuota. Questa è la storia dei ragazzi del Gasp: Caldara cosa vuole fare? Per ora, il suo inizio in rossonero sembra confermare la regola che dopo l’Atalanta c’è solo tanta difficoltà ad attendere. Un lungo periodo d’ambientamento è stato il diktat imposto da Gattuso per educare il ragazzo ai suoi dettami di gioco e quella beneamata difesa a quattro. Poi l’infortunio ha complicato l’iter, ma ora Caldara è tornato a disposizione e si trova al bivio: riuscirà a prendersi il Milan o dovrà arrendersi alla regola che dopo l’Atalanta c’è il quasi nulla? La paura, dicevamo. Tra le fiamme dell’inferno milanista è normale averne tanta. Ma la voglia di volare, quella sì, che può fa fare grandi cose.

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