Seedorf: “Addio di Berlusconi? Il Milan è dei tifosi”

Seedorf: “Addio di Berlusconi? Il Milan è dei tifosi”

L’ex: “Giovani del Milan? Sono brillanti. Se l’allenatore li ritiene pronti… sia. Purché abbiano il diritto di sbagliare, cadere e crescere”

 

MILANO – Clarence Seedorf, ex giocatore e allenatore del Milan, ha parlato a La Stampa: “I giovani? Puntare sui giovani è importante, ma funziona se sai aspettare, se non chiedi a loro di cambiare il livello in due stagioni”

Perplesso per il cambio generazionale in Italia? No, interessato. In generale è il mondo che si muove così, ora c’è anche l’Italia che magari ha scelto questa strada pure per uscire da una fase di grigiore. Va bene solo se i giovani
non sono tenuti a dare affidabilità”.
Quando un giocatore è pronto? Un conto è mostrare delle qualità, un altro è fare la differenza. Prendete Cristiano Ronaldo, è sempre stato fuori dal comune però non era determinante nei suoi primi due anni al Manchester United.
Era bravo, oggi è speciale e stiamo parlando di un fuoriclasse”
Gli altri? Ci vuole tempo, per tutti. Guardate Hazard che è sempre stato uno da mettere in campo, che ha sempre ricevuto troppe critiche e che solo adesso, a 26 anni, può incidere. Persino Neymar visto in questa stagione è un altro giocatore rispetto a quello degli esordi al Barcellona”.

Giovani del Milan? Sono brillanti. Se l’allenatore li ritiene pronti… sia. Purché abbiano il diritto di sbagliare, cadere e crescere”.

Quando allenavo il Milan non avevo giovani? Donnarumma non ha ancora compiuto 18 anni, i conti sono
presto fatti. Un tecnico non può puntare i piedi e dire: voglio un under 20. Se ci sono li usi. Non ho mai guardato l’età, sempre la maturità”.

Età della maturazione? Ognuno ne ha una diversa, tocca a staff tecnico e società capirlo e strafare è un delitto:spingere un talento a reggere più di quanto può è il miglior modo per guastarlo. E lo devi gestire anche e soprattutto fuori dal campo”.

Se non mi sono guastato? Il calcio è cambiato, la pressione di ora non è paragonabile e non importa quanto sai giocare bene: per affrontare quel meccanismo ci vuole esperienza e non te la puoi inventare. Una grande squadra non può reggere sui giovani perché la loro caratteristica è di avere alti e bassi. Li puoi inserire, non puoi pretendere che siano il motore, diverso è per delle altre realtà, come in Italia può essere l’Atalanta, dove se tutto funziona sono
applausi e se gira storto per dieci partite di fila non è un delirio”.
Cinesi? Il Milan esisteva prima di Berlusconi ed esisterà dopo. L’anima di una squadra viene dai tifosi. Quelli restano, mi pare”.

Calcio cinese? Buttano un sacco di soldi, ma l’obiettivo è chiaro e concreto. Spingono molto, sono aggressivi
e per un giocatore oggi è delicato decidere cosa fare quando viene contattato”.

Se avrei accettato la Cina da calciatore? Non posso saperlo, potrei dire no perché so quanto volevo stare nel calcio più importante, ma la verità è che se ti propongono certe cifre, le stesse che hanno dato, per esempio, a Pellè, come
fai a dire no? I soldi sono comunque da rispettare”.  Intanto il Milan è vicino ad un altro colpo…

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