Silenzio al Camp Nou fra i rumori della Spagna. Parla solo Piquè: “Fiero della mia gente”

Silenzio al Camp Nou fra i rumori della Spagna. Parla solo Piquè: “Fiero della mia gente”

Referendum per l’indipendenza della Catalogna, la polizia impazza nei seggi: 900 feriti, ma il Barcellona gioca a porte chiuse. Solo un giocatore parla a fine partita…

 

Di Delia Paciello

MILANO – Il Camp Nou avvolto in un silenzio irriconoscibile: 75mila persone col biglietto che non hanno potuto assistere a Barça-Las Palmas. Mentre fuori lo stadio in Spagna c’è tanto rumore. Nonostante lo stato cerchi di minare l’integrità del referendum, circa il 90% dei catalani ha votato sì all’indipendenza: dalle cinque del mattino la gente si è riversata nei seggi elettorali, con la speranza di non far i conti con la polizia. Quasi 900 feriti è il bottino triste della settimana della “democracia”.

In questa situazione di caos generale il Barça le ha provate tutte pur di non giocare la partita. La Liga, d’altro canto, vuole che il Barça la giochi e minaccia sei punti di sanzione ai blaugrana. Comincia un braccio di ferro tra le istituzioni, salta pure il pranzo di rito ai due club. Alla fine le formazioni arrivano: Barça-Las Palmasi si gioca, ma a porte chiuse. “E’ stata una situazione diversa da altre, almeno nella mia carriera – afferma Valverde a Mundo Deportivo -. La società ha cercato di rinviare la partita ma non è stato possibile, e il club ha deciso di compiere un gesto eccezionale in una situazione che stava per degenerare in tutta la Catalogna”.

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Fuori dallo stadio partono altre file per chiedere subito un rimborso. Il match comincia, ma non è il solito Barcellona; fino al secondo tempo, quando la musica cambia: è Sergi Busquets, un catalano e barcelonista vero a far gol. Poi si scatena Messi che ne mette due e vola a 11 reti in Liga. Mai aveva fatto così bene nelle prime 7 giornata. E mentre Valverde sorride, anche Gerard Piqué vorrebbe, ma non ci riesce. In zona mista comincia a piangere, si dichiara orgoglioso della sua gente e poi va via.  “Si può sempre votare, di sì o di no, ma si deve votare. Mi sento catalano, oggi più di sempre . La Junta ha cercato di sospendere la partita, ma non siamo riusciti ad ottenere questo rinvio. I fatti della guardia civile e della polizia nazionale parlano da soli. Non possono comportare come si sono comportati. E’ stata la peggior esperienza professionale di tutta la mia vita quella di oggi. La Federazione? Se pensa che io sia un problema, farò un passo indietro in vista del mondiale”, afferma tra gli applausi dei giornalisti presenti. Ed esce a testa alta, come tutta la Catalogna.

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