La parabola di Suso

La parabola di Suso

Suso in poco meno di due anni è riuscito a scalare le gerarchie rossonere, passando dall’essere l’ultima scelta ad essere una pedina imprescindibile dell’attacco rossonero

MILANO – Arrivato al Milan nel gennaio del 2015, Jesús Joaquín Fernández Sáez de la Torre, detto Suso, ha faticato a convincere Filippo Inzaghi, riuscendo a scendere in campo solo cinque volte. L’arrivo di Sinisa Mihajlovic sulla panchina rossonera non ha giovato al classe ’93 spagnolo. Il tecnico serbo lo ha chiamato in causa solo una volta, rendendo inevitabile una sua partenza nel mercato invernale. Come scrive la Gazzetta dello Sport, è stato proprio il prestito al Genoa ad essere la svolta nella carriera di Suso. La cura Gasperini ha infatti rigenerato il giovane attaccante spagnolo che con il grifone ha collezionato 19 presenze in Serie A e 6 gol. Suso, nonostante i numerosi sforzi della società genovese, è tornato al Milan in estate, dove si è reso protagonista di un’ottima tournée prestagionale in cui è riuscito a conquistarsi la maglia da titolare, complice anche l’arrivo in panchina di Vincenzo Montella che ha fin da subito fatto giocare il Milan con il 4-3-3. Ora Suso sta convincendo anche i più scettici, è titolare inamovibile e in ogni partita riesce a fare la differenza. L’importanza dello spagnolo è stata evidente nella sconfitta inflitta dal Genoa, quando le pericolose accelerazioni di Suso sulla fascia destra sono mancate, limitando decisamente il potenziale offensivo dei rossoneri.

IlMilanista

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