Biglia, Kessiè, Bonaventura: la mediana del Milan torna a ragionare e a gennaio…

Biglia, Kessiè, Bonaventura: la mediana del Milan torna a ragionare e a gennaio…

Il centrocampo con Biglia, Kessiè e Bonaventura sembra essere un puzzle perfetto in cui ognuno esalta dettagli diversi

di Redazione Il Milanista

di Luca Villari

Core, stabilità, baricentro. Quel nucleo che sprigiona un equilibrio che si esprime in tranquillità d’azione e risposte repentine. Insomma, questo è il centrocampo, mica fitness o fisica. È da lì che partono le idee che danno gioco ed identità di squadra. Dopo anni passati a bivaccare, anche per il Milan il centro nevralgico delle operazioni sembra essere pieno di sinapsi e neurotrasmettitori all’altezza.

Biglia, Kessiè, Bonaventura. Cervelletto che coordina le operazioni di movimento il primo, emisferi distinti gli altri ma con competenze più o meno definite. Più rigido l’ivoriano, più incline a qualche sprazzo di fantasia Jack, per una convivenza che sta maturando i suoi frutti. Tre elementi, tre caratteristiche diverse, tre centrocampisti per un 4-3-3 che è la certezza di un intero organismo. Un po’ pochi forse, sempre per quel discorso di stabilità data da fondamenta granitiche, perché, infatti, dopo i pilasti i rinforzi sembrano fragili. Numericamente adeguati ma incerti: Josè Mauri, Montolivo e Bakayoko. Un mistero il primo, capitano quasi dimenticato il secondo, work in progress il terzo. Quest’ultimo in particolare, è la scommessa più grande. Far innamorare il Milan di lui è una corsa contro il tempo. Nei film americani bastano pochi secondi, qualche inquadratura sfocata del nostro eroe a lavoro e “don’t stop believin” come musica di sottofondo per cambiare qualcosa. Qui però, “Non è Hollywood”, per restare in tema musicale. Tempo non ce n’è, altrimenti la strada sarà arrivare in apnea fino a gennaio. Quando magari Nicolò Barella, il folletto di centrocampo che domani sera venderà cara la pelle col suo Cagliari, potrebbe essere un’opportunità. Un piccolo Gattuso, insieme al Gattuso d’Africa e con il Gattuso vero a dirigerli in panchina. Chissà, per adesso il cervello ha abbastanza ossigeno, ci sarà tempo per affidarsi al cuore.

Ma intanto, c’è il colpo di Leonardo? CONTINUA A LEGGERE

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